Slow fish per la crescita della blue economy

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 261)

Si può parlare di economia del mare, della così detta blu economy, come di un comparto che fa della sostenibilità ambientale la leva principale delle strategie di sviluppo dei territori costieri e delle comunità che vivono dei prodotti del mare. All’ultima edizione di Slow Fish a Genova, manifestazione dedicata al settore ittico, nell’ambito delle attività messe in atto dalla Fondazione Slow Food, ideata da Carletto Petrini, si sono potute percepire le potenzialità che i nostri prodotti ittici potranno avere in futuro. La filosofia dei presidi, delle eccellenze che caratterizzano il territorio italiano, sta maturando anche nel comparto ittico e delle specialità regionali che è possibile degustare lungo gli 8.000 chilometri di costa del Bel Paese. Lungo i moli del porto antico si è parlato di pesca sostenibile, di prodotti contraffatti e come riconoscerli. Addirittura Silvestro Greco, docente di riferimento del settore ittico dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenza (Mc), ha valorizzato le qualità nutrizionali che una medusa fritta può offrire ai consumatori. Le nostre colature di alici, le vongole dell’Adriatico, le nostre ricette a base baccalà o stoccafisso, le specialità regionali italiane in generale,  rappresentano un patrimonio unico per le aziende che trasformano i prodotti ittici: esse possono ideare prodotti nuovi, ricettati, tipici italiani, in grado di conquistare anche i mercati internazionali. La bontà e le qualità nutrizionali del pesce lo rendono particolarmente adatto a soddisfare l’esigenza di salutismo che caratterizza le motivazioni d’acquisto dei consumatori moderni, in particolare del segmento dei baby boomer.

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