Società ed economia avanzano a velocità distinte

ECONOMIA & ANALISI – Per l'Italia sembrano esserci due piani evolutivi separati, quello sociale, che si mostra dinamico, e quello economico, che non riesce a seguire il primo.(da MARKUP 211)

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Sul tema società ed economia. Lo scorso 22 maggio il presidente Giovannini ha presentato il Rapporto Annuale dell'Istat per il 2012. Nella sua relazione, lucida e precisa, spicca un passaggio, meritevole di attenzione. Riferendosi al periodo 1992-2012 dice: “in questo arco temporale la società e l'economia hanno subito, più la prima della seconda, trasformazioni importanti ”. Noto due questioni: l'accento sulle trasformazioni importanti e il fatto che sembrano esserci due piani evolutivi separati, quello sociale, che si mostra dinamico, e quello economico, che non riesce a seguire il primo.

Trasformazioni
Le trasformazioni sociali importanti riguardano vari aspetti, tra i quali l'incremento del tasso di occupazione femminile, la capacità della nostra società di integrare quasi 2,7 milioni di nuovi immigrati e, soprattutto la cresci ta dell'aspettativa di vita alla nascita, passata, negli ultimi venti anni, per le donne da 80,6 a 84,5 anni, per gli uomini da 74 a 79,4 anni. In uno scorcio storico in cui quotidianamente denunciamo l'assenza prolungata di crescita economica, il peso intollerabile di troppe e mal distribuite tasse, l'eccesso di burocrazia e l'impossibilità di comprendere la maggior parte delle scelte politiche, forse non guasta soffermarsi sul fatto che in Italia, nonostante tutto questo, si vive ben più a lungo che nel resto di (quasi) tutti gli altri Paesi del mondo (vedi tabella). Sebbene negli ultimi cinque anni sia stato osservato un rallentamento nella crescita dell'aspettativa di vita, il trend non pare in discussione. Sul sito del Ministero della Salute, leggo le statistiche sull'attesa media alla nascita degli anni di vita in buona salute (fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità per l'anno 2002). Per gli uomini il valore è di 71 anni, per le donne di 75; la Germania ha valori inferiori di un anno per entrambi i sessi, la Gran Bretagna di due per gli uomini e di tre per le donne, gli Usa di quattro per entrambi i sessi. Dal 1980 a oggi l'Italia ha effettuato una decisa virata verso la sanità a scapito dell'istruzione. Si può dire che in assoluto e nella comparazione internazionale la sanità italiana funziona bene e gli investimenti fatti hanno dato buoni frutti.

Criticità

Qui c'è la chiusura del cerchio che cominciava a t racciare l'Istat dove scriveva di società ed economia che non progrediscono insieme. Perché il gradevolissimo invecchiamento della popolazione associato alla riduzione complessiva della natalità accresce il rapporto tra persone che non lavorano e persone che lavorano. Perché il mantenimento di certi standard di vita e di salute ha costi crescenti. Perché senza investimenti in capitale umano - leggasi istruzione - non c'è crescita economica e senza crescita certi costi risulteranno presto insostenibili. La politica non sembra aver visto che sprechi crescenti nella spesa pubblica (pure efficace come quella sanitaria anche se non efficiente) riducono, prima o poi, le possibilità per le generazioni presenti e future. Sarà bene che i piani dell'economia, della politica e della società, trovino presto adeguate intersezioni. Viceversa, bisognerà riconoscere che gli standard di vita raggiunti non sono sostenibili e, quindi, non dureranno.

Tutti pronti alla terza età

aspettativa media alla nascita: media anni 2005-2010 (alcuni paesi)
     
   posizione*    media mondo    67.2
   1    Giappone    82.5

   2    Italia    82.0

   10    Francia - Spagna    80.7

   22    Regno Unito - Germania    79.4

   38    USA    78.2

     
(*) posto nella graduatoria su 195 paesi per valori decrescenti dell'aspettativa di vita alla nascita
     
Fonte: elaborazioni dell'autore da Wikipedia su dati ONU.

Questione di scelte
In alcune recenti riflessioni sviluppate presso il Gruppo di Lavoro “bilancio e patrimonio pubblico”, coordinato dal Professor Giarda, è emerso che dal 1980 a oggi l'Italia ha effettuato un deciso investimento verso la sanità a scapito dell'istruzione. La quota di consumi pubblici destinata alla sanità è passata dal 29,7% del 1980 al 33,8% del 2009 e nello stesso periodo quella destinata all'istruzione è scesa dal 25,7% al 20%. Evidentemente vi sono riflessi tangibili di queste scelte. Trascurando totalmente il tristissimo tema delle differenze Nord-Sud in termini di qualità dei servizi sanitari, si può dire che in assoluto e nella comparazione internazionale la sanità italiana funziona bene e gli investimenti fatti hanno dato buoni risultati nel lungo periodo.

Allegati

211_Bella

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