Solemarket, una storia di vicinato

#ilsegretodelsuccesso di Giorgio Simion e lo stretto legame tra commercio e territorio, nel racconto di un imprenditore che, un tempo, era un commesso (da Mark Up n. 260)

C’è tanta campagna intorno a Chirignago; l’industria se ne è andata, siamo equidistanti da Porto Marghera e da Mira, che ha dato i natali, tanti anni fa, alla Mira Lanza, ma il tempo della grande industria, si vede, è finito. Ci aspetta Giorgio Simion, associato Despar. L’appuntamento è nel negozio, siamo un po’ in ritardo ... il traffico. Ci accoglie la figlia, Simion non c’è. “Non sta con le mani in mano, sarà andato in banca” ci dice. Intanto diamo uno sguardo al negozio. È un supermercato sui 2.500 mq, colpisce subito l’abbondanza, in particolare dell’ortofrutta, ma ancora di più i profumi: chiunque sia il buyer è qualcuno “che sa”. Arriva Simion, occhi grigi, capelli bianchi, figura imponente, gli chiediamo perché ha scelto Chirignago per raccontarci la sua storia. “Sono nato qui. Proprio qui, i miei genitori hanno vissuto; c’erano le rose di mia mamma, bellissime, quando abbiamo deciso di costruire il supermercato le ho dovute togliere tutte; mi è dispiaciuto, ma alcune le ho salvate e le ho trapiantate qui vicino, nelle aiuole intorno. Adesso ci stiamo allargando, quando avremo finito, magari questo supermercato cambierà nome e diventerà Rosa Market”. Si guarda intorno e spiega: “Gestisco questo negozio con mia figlia, poi ne abbiamo altri tre: due in provincia di Treviso e uno piccolo a Spinea. Un ex Coop acquisito a gennaio 2016, piccolissimo: è stata una piccola scommessa, naviga con 4.200-4.300 presenze settimanali, grazie all’ottimo personale. Ed è un negozio storico, con una posizione meravigliosa, in piazza, con l’unico limite che è piccolo, il classico punto di vendita per la spesa veloce. Ristruttureremo anche Spinea: attualmente ha due casse con la cassiera tradizionale, nove addetti di cui cinque della vecchia generazione, hanno un rapporto eccezionale con la clientela, in gran parte composta da anziani che hanno bisogno sia di scambiare due parole sia di essere consigliati. Il contatto umano e il servizio sono importanti, il negozio rionale secondo me deve vivere di questo, se no siamo perdenti e vince la gdo”.
La storia di Simion non inizia, come per molti, da nonni commercianti ...
Sono partito nel 1969 come dipendente della Cadoro, poi con i miei fratelli ci siamo messi in proprio e abbiamo cominciato a gestire due negozi nel Trevisano, collaborando con i gruppi di acquisto del tempo, Cam che oggi è Vega. Siamo stati i primi affiliati della Cadoro, per 20 anni, dopo siamo passati a Despar. Nel frattempo, i negozi sono diventati tre.
Che ruolo ha coperto agli esordi?
Nel 1969 si faceva tutto! Nel 1973 ho aperto per Cadoro un negozio a Portogruaro. A quel tempo, il direttore faceva tutto, assumeva il personale, seguiva la ristrutturazione anche cercando personalmente gli imbianchini, faceva baruffa con i frigoristi. Una concezione molto artigianale che oggi sarebbe inconcepibile. Adesso ho la fortuna di avere personale specializzato, e di non avere pensieri: per esempio per la frutta e verdura so che il personale ormai è collaudato, così per la macelleria. Mia figlia è già entrata nella gestione, coordina il lavoro, compone gli orari con il personale, cerca il personale, decide insieme al personale i prodotti da evidenziare, segue la concorrenza, sostituisce le assenze impreviste.
Le piace lavorare con sua figlia?
Mi dico sempre che a un certo punto bisognerebbe avere il buon senso di andare via ... Cerco di dare l’esperienza della motivazione, un aiuto che serve a fare lavorare meglio gli altri.
Qual è il segreto del vostro successo?
Ortofrutta, personale e gastronomia con il banco caldo. La responsabile è molto brava ed esperta, lavora con passione e addirittura si accorda con i clienti su cosa cucinare. Alla fine i temi sono gli stessi per tutti: servizio di qualità e differenziazione. Siamo partiti con un forno e abbiamo dovuto comprare il secondo, la friggitrice. Poi c’è la relazione con il territorio, importantissimo. Le faccio un esempio: ogni anno mettiamo a disposizione dieci borse di studio da 300 euro l’una e gli insegnanti decidono a chi darle e con quale criterio. Quest’anno ho avuto la grande soddisfazione di essere contattato io dalla preside, perché ho tardato a farlo.
E ovviamente conta il prezzo ...
Ci troviamo nell’ultimo lembo del comune di Venezia, un quartiere con reddito medio-basso, ovviamente sensibile al prezzo. Puntiamo tantissimo sulle offerte. Abbiamo fatto il conto: sono tra 80 e 90 punti espositivi fuori banco che ruotiamo settimanalmente, con un grande lavoro del personale, in tutto, compresi i part time, circa 28 addetti. Il negozio è aperto anche la domenica, mezza giornata con il 10% di sconto sulla spesa, e nonostante lo sconto, che abbiamo mantenuto e conserveremo, facciamo circa 800 presenze e ci avviciniamo all’incasso di una giornata piena. Abbiamo cominciato a farlo per la concorrenza, siamo nel triangolo della morte ... ci sono tutti, anche Interspar è un concorrente. Forse lavoreremmo anche senza bisogno di fare lo sconto, ma non rischiamo di toglierlo e nemmeno di tornare indietro sull’apertura domenicale, sicuramente i clienti ci abbandonerebbero. E la domenica c’è una frequentazione diversa rispetto alla settimana: i mariti con i bambini, mentre le mogli sono a casa a fare le pulizie.
L’online e il web?
Non abbiamo la pagina Facebook. È un incarico che lascio a mia figlia, penso che bisognerà farlo, ma è una cosa da giovani. Noi ormai siamo andati avanti, come dicono gli alpini.

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Amo il cambiamento e lo vivo con passione, mi occupo di marketing e retail da quindici anni, ho diretto on e off Gdoweek e da qualche tempo anche Mark UP, prima ho seguito con altrettanta passione cinema e lifestyle, ho scritto di moda e di ristoranti, ho lavorato per la televisione e per la radio, ho vissuto almeno tre vite e nessuna mi ha annoiata.

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