Store Brand 2012

Scenari – Secondo appuntamento con il quaderno annuale Store Brand. In occasione della Fiera Marca, MARK UP torna ad analizzare un comparto dinamico e dalle importanti prospettive. Il magazine in forma digitale è consultabile liberamente per tutti gli utenti registrati.

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Editoriale: Per il retail è in arrivo la stagione dei temporary store brand?
Non più semplici alternative al prodotto di marca industriale, gli store brand hanno ambizioni strutturali all'interno dei panieri di consumo dei cittadini europei: che si dimostrano essere quelli più in sintonia con le capacità assortimentali dirette dei propri retailer di fiducia. Intere gamme e linee di prodotto complesse firmate con marche dell'impresa distributiva si propongono come guide in determinate categorie merceologiche. Mettono in mostra, fra l'altro, libertà di prezzo sorprendenti e si candidano a sfruttare a proprio vantaggio qualsiasi passaggio a vuoto che le marche concorrenti dovessero evidenziare, per esempio nelle sabbie mobili delle speculazioni sulle materie prime alimentari. Chi sorrideva all'idea di insegne in difficoltà a gestire - in qualità di responsabili di produzione - un aumento generalizzato dei costi di filiera probabilmente dovrà riporre il buonumore nel cassetto. Le catene hanno dalla loro una maggiore elasticità di prezzo a scaffale, concessagli dal lungo percepito di convenienza vantato nei confronti della clientela a elevata ripetitività d'acquisto. Sono nelle condizioni di gestire al meglio il terreno di gioco, che non è soltanto lo scaffale di riferimento ma la possibilità di poter intervenire in ogni singolo negozio con delle condizioni adeguate al bacino e alla clientela più fedele. Hanno il controllo della leva contrattuale con i propri fornitori; possono mettere in campo nuove sinergie produttive con catene gemelle a copertura territoriale differente; e in parallelo incrementare le attività semplicemente esportatrici. Possono tutto questo, ma non solo. Nel nuovo panorama di maggiori turbolenze e minori certezze per i comparti del largo consumo alimentare e confezionato, i retailer con gli assortimenti a marchio d'insegna possono ambire a cavalcare un'evoluzione dei gusti dei consumatori a doppia velocità. Una che è quella storica di chi sa interpretare le esigenze profonde della propria clientela; l'altra che è quella di chi sa miscelare al meglio in ogni semestre il proprio mix merceologico firmato con i brand della casa, sfruttando la propria libertà da qualsiasi core business d'origine produttiva. I retailer lo possono fare mettendo in rapido movimento i propri spazi espositivi oppure sfruttando al meglio quelli di tipo temporale e promozionale. Ispirandosi, magari, ai discounter di inizio millennio, quelli che sono ripetutamente diventati leader nelle vendite di pc o biciclette da corsa, di biglietti aerei o di vini pregiati, pur godendo di una sola manciata di giornate di esposizione.


Sommario

Scenari
4 Si affermano nel tempo i valori della marca retail
6 Nuovi fattori di forza e non solo convenienza
7 L'offerta si declina in nuove categorie merceologiche
8 Più visibilità a scaffale, grazie a simboli e colori
9 Riconoscibilità, c'è spazio di manovra
10 L'ibrido è lo store brand sul versante dei servizi?
Le opinioni di Daniele Tirelli e Luca Pellegrini
11 Gli store brand si muovono a prescindere dal retailer
13 Clienti, in maggioranza acquistano store brand
15 Fiducia e valore, il pricing come leva vincente
18 Il retail premium price modifica gli equilibri
22 È l'Europa il mercato delle marche retail
25 A capillarità cresciuta, la diffusione tocca il 95%

I copacker di Mark Up
36-45 Le proposte di gamma
46 Le proposte extra-alimentari
47-50 Sostenibilità e impatto ambientale
51-66 Innovazione, ricerca, sviluppo
67-80 Fornitori per l'estero

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