Subito la crescita, o il Paese muore

Editoriale – Che il Governo dei tecnici fosse una soluzione indispensabile per salvare un Paese giunto al punto di non ritorno lo abbiamo scritto più volte, negli ultimi mesi, su queste pagine. (da MARKUP 209)

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Così come abbiamo ammesso che la strada intrapresa, quella delle riforme strutturali, fosse la più impervia ma anche la più giusta da percorrere per garantire all'Italia un futuro stabile al tavolo dei grandi paesi industrializzati.
Queste ammissioni non mettono però, come immediata conseguenza, un silenziatore all'analisi critica. Ovvero, il fatto che il Governo dei tecnici fosse indispensabile non significa automaticamente che qualsiasi cosa faccia debba essere per forza giusta, inattaccabile, impossibile da criticare.
E la critica che sorge spontanea, dopo cento giorni di interventi che il Paese attendeva da decenni, riguarda il capitolo della crescita: più volte citata, ma finora solo citata. O meglio perseguita attraverso strumenti (riforma del lavoro, riforma delle pensioni, delega fiscale) destinati a cambiare il volto dell'Italia solo con tempi lunghi.
Nel frattempo la scure della tassazione, brandita con un vigore senza precedenti, sta però spingendo il sistema in un pericoloso avvitamento: e soprattutto con tempi rapidissimi.
I consumi vanno a picco, la produzione industriale crolla, e senza nessuna demagogia ricordiamo che da inizio anno stiamo assistendo a una strage di piccoli imprenditori che, soffocati dai debiti, decidono di togliersi la vita.
Un'economia che soffoca ha bisogno di aria, e ne ha bisogno subito. Il ministro Passera ci ha ricordato che "non esiste un'ideona" per il rilancio, e che forse i danni del passato sono stati causati proprio dalla ricerca "dell'ideona", invece che dalla messa in pratica di programmi seri.
Viviamo in un Paese dove evasione fiscale e corruzione valgono, secondo le ultime stime, circa 180 miliardi di euro l'anno: senza queste due voci saremmo ricchi, molto più della Germania.
Abbiamo visto negli ultimi mesi come sia possibile, in pochi giorni, dire a milioni di persone che andranno in pensione qualche anno più tardi, che pagheranno più tasse, e che le regole del mercato del lavoro vengono radicalmente cambiate.
Possibile che, con la stessa tempestività, non sia lecito intervenire sulle banche, magari fissando un limite bassissimo alle commissioni sulle transazioni elettroniche? Transazioni, detto per inciso, che essendo tracciabili darebbero un colpo mortale all'evasione.
Possibile che non si possa perseguire la corruzione con strumenti più rapidi e incisivi, magari impedendo a corrotti e corruttori di esercitare qualsiasi incarico pubblico per il resto della loro vita?
Possibile che non si pensi a introdurre un sano conflitto di interessi tra chi vende un bene e chi lo acquista? Per cui chiunque sarebbe interessato ad avere lo scontrino o la fattura, invece dello sconto dietro pagamento in nero?
Queste misure avrebbero effetti immediati, e metterebbero in circolo l'ossigeno di cui il sistema ha bisogno. Adesso, non tra qualche anno. E non si tratta di invenzioni: in molti Paesi civili e avanzati funziona già così.

ml@ilsole24ore.com

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209_Editoriale

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