Una manovra dall’impatto recessivo

In primo piano – Crollo della fiducia (-2,2%, la terza peggiore caduta da agosto 2008), borsa a picco (-12%), quotazioni massime per il rischio Paese (spread btp-bund oltre 300 punti base).(da MARKUP 203)

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15 centimetri (se vi sembran pochi). Che le cose sarebbero andate male l'ho capito quando fu deciso che parlamentari e ministri, certo con alto senso di responsabilità e per amore di patria, avrebbero continuato a lavorare, sospendendo le vacanze.I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Crollo della fiducia (-2,2%, la terza peggiore caduta da agosto 2008), borsa a picco (-12%), quotazioni massime per il rischio Paese (spread btp-bund oltre 300 punti base). Sugli orientamenti strategici di finanza pubblica la confusione è totale e definitiva: evidenziata dai circa 1.500 emendamenti, molti della maggioranza, senza contare quelli del Governo, depositati alla Commissione Bilancio del Senato (una quantità di carta, crescente col passare del tempo, che al 31 di agosto misurava circa 15 centimetri di altezza; è inadeguata la tradizionale metrica in numero di pagine). La Banca d'Italia ha segnalato il potenziale fortemente recessivo della manovra, il Cer ha abbassato le stime di crescita allo 0,7% per il 2011, Prometeia per il 2012 ipotizza che non si supererà lo 0,3%. Tutto male? Per niente: famiglie e imprese provano a resistere. L'occupazione tra agosto 2011 e agosto 2010 è cresciuta di 132.000 unità (dati destagionalizzati). I consumi, almeno in aggregato e, pare, con il contributo degli stranieri, provano a risalire, pur rimanendo molto distanti dai picchi pre-crisi e, in termini pro capite, ancora sotto i livelli dei primi anni 2000. Penso però che que- sti buoni segnali siano destinati a indebolirsi presto (magari appena verrà incrementata l'Iva a tempo, un meccanismo infallibile per indurre le persone a posticipare con sicurezza gli acquisti, specie di beni durevoli, in previsione del successivo abbassamento delle aliquote). In questo scenario che manovra si può commentare? Ciascuno se ne scelga una, quella che magari reputa più probabile al 12 ottobre - termine per la conversione in legge, con modificazioni, ovviamente, del decreto del 13 agosto - e immagini qualche conclusione. Qui posso solo discutere dei possibili effetti di qualcosa che purtroppo si verificherà presto: l'aumento (permanente) di una o più aliquote dell'Iva.

Aumento Iva: conseguenze sui prezzi e sui consumi
Le imprese trasmetteranno le maggiori imposte sui consumi, visto che i margini sono stati compressi dalla crisi 2008-2009 fino a livelli mai sperimentati prima. I prezzi crescerebbero, di circa lo 0,7% nel caso di incremento di un punto su tutte le tre aliquote vigenti. Ciò ridurrebbe il reddito disponibile reale nella stessa misura e, quindi, i consumi. Inoltre, si ridurrebbe il potere d'acquisto dell'intero stock di ricchezza messo da parte dalle famiglie (se ho in banca 100 in previsione di acquistare un'auto o un corso di specializzazione per mia figlia, l'incremento dell'Iva non lo consentirà più e mi indurrà a risparmiare di più, contraendo il consumo corrente: in alternativa rinuncio all'acquisto programmato). Poiché l'80% dei consumi sul territorio si rivolge a produzione domestica, il Pil ne risentirebbe (-1% e oltre). Se la manovra è concentrata sulla sola aliquota al 20% gli effetti sarebbero solo un po' meno negativi, in quanto il gettito di quest'aliquota cuba per il 68% di tutta l'Iva da consumo. In ogni caso, visto che gli effetti di reddito e ricchezza prevalgono su quelli di puro prezzo, tutti i beni e servizi sarebbero più o meno colpiti e non soltanto quelli per i quali è aumentato il prezzo. Per esempio, se aumenta il prezzo delle lavatrici e non quello del ristorante, la riduzione di potere d'acquisto contrarrà certamente e prima gli acquisti di lavatrici ma si riverbererà anche sul pasto al ristorante, perché comunque si dispone di minori risorse. Durevoli, turismo, servizi per la casa fino ad abbigliamento, carne e pesce, subirebbero significative riduzioni di spesa reale. L'ipotesi che le famiglie abbiano risorse in eccesso per cui se aumenta l'Iva si ottiene un gettito aggiuntivo pari alla maggiore imposta moltiplicata per la medesima quantità acquistata è fantasia (è l'ipotesi dell'Iva quale pietra filosofale della finanza pubblica: l'aumenti e correggi le storture del bilancio pubblico senza effetti reali). La riduzione dei consumi, invece, avrebbe effetti recessivi che comporterebbero anche un gettito minore di quello previsto ex ante, con buona pace dei saldi. E saremmo pronti per la prossima manovra correttiva.

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