Verdure (e pesce) probiotici: migliorano il microbiota

Grazie al Cnr di Bari, carciofi, olive e un filetto di pesce spada diventao probiotici. Sono ormai pronti a entrare sul mercato cibi funzionali che veicolano speciali batteri per arricchire la flora intestinale e migliorare la salute (da Mark Up n. 259)

Quella che ci attende è forse una delle più grandi rivoluzioni in ambito alimentare (e probabilmente terapeutico: cibo e salute, del resto, sono un binomio sempre più connesso).
Parliamo del microbiota ovvero i centomila miliardi di batteri che colonizzano il nostro tratto intestinale in un numero superiore di dieci volte a quello di tutte le nostre cellule. E del microbioma, cioè i geni di questi ospiti (per il 38 per cento uguali ai nostri e per quantità 150 volte superiori). Un insieme che lavora come un organo, mette in circolo centinaia di neurotrasmettitori, svariate sostanze di tipo ormonale, produce enzimi e vitamine, regola il sistema immunitario. Fino a qualche anno fa non ci si era accorti di loro. Ma oggi tutto è cambiato. Le evidenze apportate da studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche si moltiplicano e sono sbalorditive. Ci sarebbe un asse tra intestino e cervello (l’intestino del resto è spesso chiamato ‘il secondo cervello’). Obesità, allergie, infiammazioni, malattie autoimmuni, depressione, perfino cancro e malattie cardiovascolari potrebbero dipendere dai cambiamenti dei ceppi batterici del nostro microbiota. Ma, e qui sta il fatto cruciale, la crescita o la decrescita delle diverse migliaia di famiglie composte da batteri buoni o cattivi, a loro volta, dipende strettamente dalla nostra dieta. Un esempio, tra i tantissimi. Alcuni studiosi della University of California hanno dimostrato che in un gruppo di donne sane è possibile ridurre la risposta a un compito che genera ansia (verificata con risonanza magnetica) modificando la composizione dei batteri intestinali attraverso l’assunzione due volte al giorno di una bevanda di latte fermentato. La bevanda contiene il Bifidobacterium animalis e il Lactococcus lactis, oltre a due ceppi di batteri presenti nello yogurt, lo Streptococcus thermophilus e il Lactobacillus bulgaricus.Alcuni Paesi stanno facendo passi importanti in questa direzione. Rob Knight negli Usa, e Tim Spector in Gran Bretagna, promotore del Gut British Project, collegato all’American Gut Project, stanno portando avanti la mappatura del microbiota della popolazione, come è accaduto per il genoma. L’Unione Europea è fortemente attenta al tema. Ci sono almeno 120 progetti di ricerca  in corso sul microbioma, relativi a diverse aree e finanziati attraverso Horizon 2020 con un contributo comunitario di 385 milioni di euro.

L'intero articolo su Mark Up n. 259

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