Via gli sprechi, non i costi del sistema politico

i consumi – La revisione della rappresentanza politica è urgente per sfuggire dal discredito e per tornare a essere efficace (da MARKUP 204)

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Per molte ragioni, quasi tutte valide, cresce il malcontento dell'opinione pubblica nei confronti della politica. Tuttavia, quando il disappunto prende le vie dell'anti-politica, personalmente lo rigetto senz'appello. Abbiamo, infatti, bisogno di capire come aggiustare la macchina della rappresentanza e della decisione collettiva piuttosto che sfasciarla definitivamente. Ciò che non va, al di là degli aspetti morali o moraleggianti, è una sorta di grave inefficacia - e inefficienza - nella presa di decisioni. In altre parole, si decide poco. Quando lo si fa, la decisione ha un costo unitario molto elevato, anche in termini di tempo. Qui il problema non è il costo per il singolo: in democrazia, si pattuisce implicitamente che certe decisioni possano costare a singoli individui o gruppi di individui e non per tale ragione si decide di uscire dalla collettività (sono le decisioni avverse rispetto al proprio schema di preferenze).

Incidenza della rappresentanza politica

milioni di euro a prezzi correnti
  ANNO 2009
  valore assoluto incidenza %
Costi diretti 1.771,4 9,4
Costi di funzionamento 7.037,7 76,9
- di cui indiretti 4.287,6 46,9
- di cui: gestionali 2.750,1 30,1
Alltri costi 339,5 3,7
- di cui: contributi ai partiti politici 292,5 3,2
- di cui: contributi ai giornali di partito* 47,0 0,5
Totale costi monetari 9,148,6 100,0
 
*Il dato è riferito al 2008
Fonte: una nota sui costi della rappresentanza politica in Italia, Confcommercio, settembre 2011

Costo collettivo
Il costo cui faccio riferimento è quello per la collettività nel complesso e per (quasi) tutti singoli individui: è un costo sistematico che rappresenta una patologia dell'organizzazione. Si patisce quando non si decide, quando si decide male, quando si decide bene ma con tempi e modalità inadeguati (processo inefficiente).
Il difetto italiano è generato da: inadeguatezza delle competenze/abilità dei decisori, numero eccessivo dei centri decisionali e dei decisori, confusa distribuzione dei ruoli e delle responsabilità, interpretazione della politica in termini esclusivi di mediazione e non invece di progettazione (su cui poi trovare il consenso).
Ora è impossibile affrontare analiticamente tutti questi temi, ma quello del numero eccessivo di decisori e centri decisionali può essere un buon punto di partenza per fare luce sui termini della questione che mediaticamente va sotto il titolo sintetico de "i costi della politica", sottintendendo però "gli sprechi della politica". Utilizzando alcuni risultati dell'Ufficio Studi Confcommercio, sintetizzati nella tabella allegata, si può comprendere come l'approccio corretto ai costi e agli sprechi deve essere incentrato sul concetto di "filiera dei costi della politica". Per fare un esempio, talvolta sentiamo o leggiamo che qualcuno vorrebbe evitare il taglio di un comune o di una circoscrizione suggerendo che il costo è esiguo e così lo sarebbe anche il risparmio ottenibile. È un errore, in quanto, utilizzando il concetto di filiera, emerge che una posizione elettiva dannosa o soltanto inutile oltre a un costo diretto (emolumento) ha un costo indiretto che riguarda il tempo e la spesa per indire e realizzare le elezioni, un ulteriore costo per lavoro dipendente in termini di segreteria dell'eletto o di assistenza professionale nell'attività deliberativa, un costo di gestione legato ai materiali utilizzati nella suddetta attività.

Costi di rappresentanza
Inoltre, un approccio corretto deve considerare i costi non monetari di intermediazione e di (cattiva) allocazione del capitale umano. I primi si riferiscono al fatto che centri decisionali o decisori funzionalmente inutili possono ritardare o inibire la presa di decisioni: si pensi ai rappresentanti politici all'interno di organi amministrativi di società direttamente o indirettamente controllate da enti locali. I costi di allocazione si riferiscono al fatto che, se in politica una posizione non deve esserci e invece c'è, qualcuno concorrerà per occuparla, distraendo il proprio capitale umano da un uso più efficiente. Non solo: soggetti coinvolti potenzialmente nelle decisioni riferite a quella posizione potrebbero investire tempo e risorse per fare pressione al fine di ottenere una decisione favorevole. Ciò comporta una dissipazione di risorse.

Allegati

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