Prometeia: Consumi alimentari verso il confezionato evoluto

Prometeia Alessandra LanzaQuali sono gli scenari che l’industria alimentare italiana è chiamata ad affrontare a medio termine? “Il 2016 -afferma Alessandra Lanza partner di Prometeia- potrebbe portare a un incremento dei consumi alimentari (+0,8%) a prezzi costanti, decretando l’avvio di una ripresa del mercato, grazie a redditi previsti in stabile crescita. Il passo della ripresa si manterrà contenuto nei prossimi anni (+0.5% in media nel biennio 2017-18), lasciando i volumi di spesa su livelli inferiori dell’11% rispetto al 2007. Contestualmente cambia il paniere della spesa. Il consumatore, si sposta, infatti, dal fresco al confezionato, dai prodotti tradizionali a quelli evoluti, con maggiore contenuto qualitativo e di servizio, che soddisfano nuovi bisogni specifici, come salute e benessere. Una trasformazione secondo Prometeia guidata da diversi fattori, economici, demografici e sociali. “La debole ripresa dei volumi che si accompagna al miglioramento qualitativo della domanda di beni alimentari, sia in termini merceologici che di contenuto di servizio, sembra celare un processo guidato da fasce di consumatori alto spendenti, riflesso della crescente divaricazione dei redditi”.

decastroLe esportazioni rappresentano una delle principali opportunità per i prodotti alimentari italiani. Lo conferma una volta di più Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo dei Socialisti e Democratici in Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale al Parlamento Europeo, nel corso della riunione Aiipa sui risultati 2015. “Nonostante il Made in Italy agroalimentare sia famoso in tutto il mondo, il nostro Paese esporta meno rispetto ad altri partner europei. Il nostro Export agroalimentare si ferma a soli 36,9 miliardi di euro, contro i 71,1 miliardi della Germania, i 60,5 miliardi della Francia e gli oltre 43 miliardi della Spagna, sebbene in alcuni comparti possiamo vantare un posizionamento di prezzo superiore come nel caso dei formaggi, delle carni preparate e della cioccolata”. Da qui la sua potenzialità e l'attuale valorizzazione dinamica. “L’export italiano  e quello  europeo sono in crescita costante. Le nostre esportazioni sono crescite del 79% tra il 2005 e il 2015, con comparti, come i prodotti dolciari e il caffè che hanno registrato un aumento superiore al 150%, e altri come i prodotti lattiero-caseari e il vino che sono cresciuti del 90% e dell’80% rispettivamente. In questo scenario aumenta l’importanza dei Paesi asiatici e del così detto Brics. Ma se il nostro obiettivo è quello di arrivare a 50 miliardi di euro in export nel 2020 è necessario potenziare la qualità, aumentare la riconoscibilità e la difesa del Made in Italy. Ma soprattutto è fondamentale rafforzare la capacità dell’intera filiera agroalimentare, di partecipare in modo organizzato e con crescente potere contrattuale alle catene globali del valore. Più organizzazione vuol dire maggiore capacità di innovazione e di resilienza rispetto agli shock che, inevitabilmente, possono incorrere come conseguenza della partecipazione a mercati più grandi. Vuol dire, infine, essere più ricettivi e reattivi rispetto alla continua riarticolazione di modelli di consumo che, pur potendo dispiegarsi su grandi ampiezze di scala, si proiettano sempre più lontano da una dimensione standardizzata e "di massa" e si basano invece su nicchie e minoranze sempre più attive”.

 

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