Pulizie di primavera

L'editoriale della direttrice Cristina Lazzati (da Mark Up n. 270)

Tutto cominciò con Expo. Il food era stato sdoganato, non più fanalino di coda del made in Italy: ben dopo moda e design, era stato incoronato con un successo mondiale. Di conseguenza anche tutti coloro che se ne occupavano presero coraggio (alcuni persino troppo) e si misero in prima fila per ricevere gli applausi a lungo agognati ma mai ricevuti. Quasi tutti. Prima i “foodies”, gli intenditori più o meno certificati, i nuovi Veronelli, un esercito di blogger e influencer; gli appassionati ebbero finalmente una voce e alcuni anche un lavoro.

 

 

Non dimentichiamo gli chef, i cuochi, nuove star della tv che ormai firmano di tutto, dalle patatine alle cucine. Pasticceri, gelatai, panettieri ora hanno nome e cognome, sono il nuovo lusso, le griffe chic da mettere in tavola. Abbiamo assistito alla rivalutazione del contadino, eroe proletario del secondo millennio, al cui seguito si è visto un fiorire di pollici più o meno verdi, ma determinati alla coltivazione di pomodoro da balcone e di salvia metropolitana. Chi non ha goduto per nulla di questa ondata di benevolenza sono stati i commercianti. Piccoli o grandi che fossero, a loro niente! Non un briciolo di simpatia. Ogni tanto hanno un balzo in avanti, ma subito ci pensa la tv di denuncia a risbatterli in fondo alla classifica, in compagnia di banche e assicurazioni. Talvolta evasori, talaltra bugiardi, avvelenatori, aguzzini. Ispirano un’antipatia atavica. Forse è per questo che ottengono poco o nulla dalla politica, che, si sa, è sempre molto attenta alla pancia del Paese. Un esempio? Le liberalizzazioni tanto richieste sono state concesse con il contagocce e sono sempre sul punto di essere revocate. Massacrati sui sacchetti della spesa, messi all’indice per i volantini non distribuiti, fatti attendere lustri per aprire nuovi negozi che così nascono già vecchi. Fanno notizia, ma mai nel modo giusto: le denunce dei loro dipendenti finiscono su tutti i giornali, trasformandoli negli schiavisti del nuovo millennio e non fanno eccezione i nuovi arrivati: malgrado tutti i distinguo, alla fine tra la cassiera che denuncia l’impossibilità di una pausa pipì e la ribalta dei ritmi massacranti della backroom dell’eCommerce non c’è differenza. Che siano Esselunga o Amazon, Coop o Conad: l’indice dell’opinione pubblica indignata si leva e condanna senza pietà e, spesso, senza possibilità di replica (anche perché quando viene loro offerta non la colgono, sic!) e soprattutto senza distinguo. Questo è il fatto più grave. Rassegnatevi cari commercianti, il premio come azienda dell’anno lo prenderà sempre qualcun altro, ma è giunto il momento di fare qualcosa. È tempo di fare pulizia, di spalancare le finestre e spazzare fuori la polvere delle cattive abitudini; è tempo di mettere all’indice coloro che fanno pratiche scorrette, senza se e senza ma. Non c’è più tempo, il mondo vi guarda … di traverso!

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