La rivoluzione è dietro l’angolo

L'editoriale della direttrice Cristina Lazzati (da Mark Up n. 282)

Parliamo di rivoluzione. Rivoluzione nel modo di essere, nel comunicare. Rivoluzione anche nel modo di comprare, e non è solo l’eCommerce. Oggi guardiamo ai brand in un altro modo, vogliamo che ci rappresentino, qualcuno potrebbe dire che è da sempre la politica della marca: offrirci un mondo di aspirazioni che ci facciano sentire bene, ma non è più così. Oggi siamo noi consumatori ad offrire alle marche un mondo (che è il nostro) in cui siamo disposti a farle entrare solo se ci assomigliano. Un paradigma rivoltato: siamo noi consumatori a creare i “bisogni” della marca e non il contrario, ed è questa la rivoluzione.

Le rivoluzioni sono piene di energia, ma non tutte hanno la stessa faccia, alcune mettono i fiori nei cannoni altre si “armano”. Ci sono rivoluzioni che hanno dato la stura ai violenti, non che a questi importi granché della rivoluzione di per sé, ma è una via per dare voce alle proprie insoddisfazioni, paure, ai propri fallimenti. Poi ci sono le rivoluzioni positive, quelle che hanno la faccia di Greta, che ci ricordano che siamo ancora in tempo per fare qualcosa, quelle che ci ammoniscono di fermarci che la china presa è pericolosa. Ancora, ci sono i moti di orgoglio, quelli che nascono e si esauriscono in un giorno, non sempre sono capiti, i social qui fanno la parte del leone, si va in manifestazione con un hashtag e magari una foto.

Nell’era dei social, la buona educazione sembra essere diventata un termine appassito, quasi fosse un impedimento al fare, eppure, è solo l’aspetto sociale della civiltà. Civiltà cui però in molti sembriamo ambire, la guerra alla plastica e, più in generale, la maggiore attenzione al pianeta, ma anche nel sociale c’è chi sta frenando, ponendo, nei suoi acquisti, una maggiore attenzione all’altro.

Si parla sempre di più di filiera che, fortunatamente, non è più un appannaggio esclusivo del mondo agroalimentare; anche il tessile è da tempo sotto osservazione, il riverbero del “fattore umano” inizia a farsi sentire sul serio. Ma non illudiamoci, basta guardare un social qualsiasi per rendersi conto che, come in tutte le rivoluzioni, ci sono moti uguali e contrari e razzismo, ingiurie, violenza, sono altrettanto in prima linea, ai discorsi sempre più attuali sull’inclusione, fanno eco omofobia, attacchi verbali verso donne e migranti, si irridono morti ed eroi. Difficile dire chi la vincerà, in questi tempi strani, ma una cosa è certa, la rivoluzione è iniziata e tutti sono coinvolti che ci piaccia o meno.

La rivoluzione oggi si fa anche scegliendo un prodotto invece di un altro, si fa optando per un messaggio pubblicitario invece di un altro, si fa anche non prendendo posizione, inconsapevolmente forse, ma si fa.

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