9° Consumer & retail summit: la parola chiave è individuo

Nuove relazioni in fase di evoluzione nel mondo retail. Da quella one-to-one con il consumatore a quella con l’industria, passando per lo scenario digital e multicanale.

di Chiara Bertoletti

Il retail si guarda allo specchio e fa il punto della situazione, gettando uno sguardo agli scenari futuri. Sta succedendo oggi a Milano, nel corso del 9° Consumer & Retail Summit, appuntamento chiave per il settore organizzato da Mark Up e Gdoweek in collaborazione con Il Sole24Ore.

Nuove relazioni per nuove visioni capaci di interpretare il futuro. Dal rapporto con il consumatore a quello con industria e mondo digitale. Ecco i trend caldi della mattinata, emersi dal confronto tra i protagonisti:

  1. Nuovi format, capaci di fare leva sul vantaggio sensoriale dell’esperienza fisica in store rispetto a quella online, ma anche in grado di avvicinarsi al consumatore. Il concetto di prossimità è alla base dei nuovi format più urbani che sta testando Ikea, come sottolinea il Corporate PR Manager di Ikea Italia Valerio di Bussolo.
  2. Una marca che sappia ispirare. Ci vuole sex appeal non solo a livello di concept e shopping experience, ma anche per la marca, di cui il consumatore oggi premia sempre di più il “progetto di vita”, come sottolinea Luigi Bordoni, Presidente di Centromarca.
  3. Profilare i consumatori. Molti i dati a disposizione, forse troppi. È tempo di cambiare logiche come ha sottolineato Marco Pedroni, presidente di Coop Italia che precisa “Non serve più profilare il consumatore, diventato sempre più liquido. Bisogna fornire quei servizi che può usare come vuole”.
  4. Customer journey: il cliente-individuo si differenzia in base al nuovo approccio alla rete e alle possibilità da queste offerte. È imprescindibile conoscerne il percorso d’acquisto e favorirlo senza limitarne la fluidità, partendo da quell’86% che richiede informazioni prima di entrare nel punto di vendita (SCS Consulting).
  5. Creare valore, non solo promuovere. Assodato che il prezzo è una fondamentale leva competitiva, non bisogna confonderlo con il valore di un prodotto. “La battaglia dei prezzi è miope, perché non fa crescere il mercato. Il cliente non reinvestirà il risparmio da noi, ma in settori con altri quid d’interesse, come quello tecnologico”, sottolinea Gabriele di Teodoro, Direttore Prossimità Carrefour.
  6. La fine del fair share: Come sottolinea Alberto Zunino, Partner & Managing Director del The Boston Consulting Group, oggi il concetto di fair share perde la propria validità, “avere successo sul canale fisico non significa averlo sul digitale”. Si richiedono pertanto modelli di business differenti.
  7. Individuo, non cliente: questa la parola chiave con cui l’Ad Giorgio Santambrogio spiega la crescita costante di Gruppo VéGé, basata su un rapporto one-to-one che viene ormai dato per obbligatorio da tutti i big del comparto.

Di seguito il link per leggere tutte le voci del web che hanno partecipato al live twitting #retail2015

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Curiosa di tutte le forme di retail, italiano e internazionale, fisiche e online, food e non food. Da anni, seguo le evoluzioni (e le involuzioni) di questo mondo con l'obiettivo di raccontare, con occhi attenti e un pizzico di ironia, nuove realtà, iniziative originali, aggregazioni innovative, negozi d'impatto, e …

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