Accelerazione delle vendite in Cina, grazie ai prezzi abbordabili

Focus vino Scenario Italia –

La Cina ama il vino italiano: quest’anno
le esportazioni nelle tre
principali aree di consumo del paese
- Pechino, Macao e Shanghai - sono
cresciute del 24% in quantità e del
13% in valore. Soltanto nella capitale
dell’ex Impero Celeste, l’export
tricolore è cresciuto del 50% e si
attende un incremento dei consumi
complessivi di vino, da oggi al 2013,
del 13% medio l’anno.

I dati sono forniti dal Vinitaly, in
occasione della rassegna Vinitaly
China, uno dei momenti più
importanti per verificare l’attenzione
cinese per vino e olio italiani.
A fine agosto, secondo l’Istat, sono
stati venduti quasi 51.000 ettolitri
di vino italiano per un valore
superiore a 9,5 milioni di euro contro
meno di 41.000 ettolitri e 8,4
milioni di euro dello stesso periodo
2007. A migliorare la posizione del
vino italiano ha contribuito certa-
Accelerazione delle vendite in Cina, grazie ai prezzi abbordabili
mente l’azzeramento dei dazi sul
vino di Hong Kong e Macao, che
si traduce per il consumatore in
una diminuzione del costo finale
per bottiglia del 20-30%. Così, se
una bottiglia del valore iniziale di
10 dollari Usa veniva venduta al
dettaglio a Hong Kong a 31 dollari,
ora, senza alcun dazio, costerà
meno di 23 dollari. L’obiettivo per
le imprese enologiche italiane è
quello di conquistarsi uno spazio
di mercato anche nella città considerata
la Las Vegas d’Oriente. Mercato
promettente, ma a oggi dominato
da Francia e Portogallo. Grazie
a questa nuova politica economica
di apertura verso i mercati
esteri, soltanto nei primi 5 mesi
del 2008 la Cina ha importato circa
850.000 ettolitri di vino con un
incremento del 10,3% rispetto allo
stesso periodo del 2007 con un
significativo aumento anche in
termini di valore pari al 49% per
un totale di 310 milioni di dollari.
In questo scenario l’Italia si colloca
al sesto posto come esportatore
verso la Cina dietro a Francia, Australia, Stati Uniti, Cile e
Spagna. L’appeal maggiore è per i
vini di fascia alta, tanto che per il
2010 si prevede rappresenteranno
la metà dell’import enologico .

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