Acqua, rubinetto sì ma servono garanzie

Lifegate riscontra una sensibilità in crescita verso la sostenibilità: ma la minerale in bottiglia resta una scelta legata alla sicurezza (da Mark Up n. 269)

Raggiunge il 74% della popolazione, il 15% in più dello scorso anno: dall’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di Lifegate giunto alla quarta edizione appare chiaro come “le persone interessate alla sostenibilità siano aumentate, addirittura del 31% dal primo osservatorio del 2015”, ha dichiarato Simona Roveda, direttore editoriale di LifeGate. “Sono numeri importanti ed è chiaro che siamo di fronte a un cambiamento che riguarda l’intera società, ormai sempre più attenta e consapevole. E questa green society offre nuove opportunità di crescita di consumo e di mercato”.

L’indagine è stata condotta dall’istituto Eumetra Mr su 800 persone, rappresentative del campione italiano.

In occasione della giornata mondiale dell’acqua 2018 un approfondimento specifico dell’osservatorio è stato dedicato all’acqua da bere e alla sua distribuzione, realizzato da Lifegate per Culligan, azienda specializzata nei sistemi di depurazione per trattare l’acqua del rubinetto. Di recente la Commissione europea ha deciso di revisionare la direttiva 98/83/CE sulle acque potabili, con l’obiettivo di incentivarne l’utilizzo in quei Paesi, fra cui l’Italia, dove si consuma in maggior misura acqua in bottiglia. Circa un italiano su due (49,3%), soprattutto persone tra i 18 e i 34 anni, ritiene che l’eventuale miglioramento della norma possa determinare un cambio di abitudini e favorire il consumo dell’acqua del rubinetto. La consapevolezza del lato ambientale dell’acqua riguarda circa la metà della popolazione (il 53% del campione). Fra gli informati, il 38% si dichiara moderatamente attento, ma solo il 15% è super attento. Quest’ultimi sono soprattutto laureati di 35-44 anni, provenienti dal Nord-Est del Paese. Poco più della metà degli italiani, 26,8 milioni di persone, è attento alle tematiche sul consumo dell’acqua da bere, eppure una parte consistente del Paese (47%) rimane ancora indifferente all’argomento.

Il 67% del campione, residente soprattutto al Sud o nelle isole, preferisce consumare acqua minerale in bottiglie di plastica e più della metà dei giovani tra i 18 e i 34 anni, lo fa abitualmente. Per il 47% la scelta è dovuta a una percezione di maggiore sicurezza. Per il 20% è, invece, una questione di comodità. Solo il 16% sceglie l’acqua minerale confezionata perché ne preferisce il gusto. L’acqua del rubinetto depurata è l’opzione preferita dal 27% del campione. La scelta è dovuta a sicurezza (40%), benefici salutistici (16%) o minore impatto sull’ambiente (10%). Il 18% dichiara di consumare acqua del rubinetto non depurata, soprattutto per abitudine familiare (32%), comodità (27%) e minore costo (20%). Sette italiani su dieci sarebbero disposti ad abbandonare l’acqua in bottiglia e passare a quella del rubinetto, a condizione però di ricevere maggiori garanzie sulla qualità. La percentuale riguarda soprattutto soggetti con più di 55 anni, residenti nei grandi centri del Sud Italia, con un titolo di studio medio-basso.

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