Alce Nero resta ottimista sulle prospettive del bio in Italia

Alce Nero maturità
Massimo Monti, amministratore delegato di Alce Nero
Rallentamento inusuale della crescita e eccessiva offerta a scaffale in tutti i reparti: ma il brand leader crede nell'immediata ripartenza

Alce Nero prende le misure a un mercato biologico entrato in una fase di maggiore maturità. “In Italia in meno di due anni la domanda di prodotti biologici è passata dalle crescite a due cifre che perduravano dal lontano 2008 all'inusuale +3,5% del 2019”. L'ad Massimo Monti non esita a definirla una stagione “Complessa, con evidenze non sempre prevedibili e di non facile gestione, anche in termini di lettura di quello che potrà accadere nel prossimo triennio”. L'azienda è attiva sin dal 1978 come società di agricoltori nella produzione di cibo biologico, che oggi riunisce una base agricola di più di 1.000 agricoltori in Italia e oltre 14.000 (piccoli) agricoltori in America Latina, sviluppando una gamma prodotto di circa 300 referenze tra pasta, riso, passata e polpa di pomodoro, verdure, legumi e vellutate, frollini e succhi di frutta, composte e mieli, bevande vegetali, il biologico Fairtrade dall'America Latina, una linea baby, la linea fresca (con frutta, verdura, yogurt e zuppe) e quella gluten free, a cui più di recente si è aggiunta anche una linea frozen, grazie alla collaborazione con Roncadin. Un mercato del surgelato in cui, spiega il product manager di Alce Nero, Marco Curzi, l'azienda è entrata in ottobre 2019 con un'offerta 100% Bio, con un portafoglio di prodotti composto di due pizze, due minestroni, una zuppa, cinque verdure naturali e tre gelati in barattolo, presidiando la sola gdo e raggiungendo circa 23 punti di distribuzione ponderata (dati Iper+Super), lavorando anche all'obiettivo di packaging completamente riciclabili.

 

 

Alce Nero mercato maturo
Hanno contribuito al fatturato 2019 solo nell'ultimo quadrimestre le pizze surgelate lanciate da Alce Nero

“Nello stesso periodo l'offerta è aumentata come mai nella storia dei prodotti biologici: tutte le aziende, da quelle più piccole fino alle grandi multinazionali, – riprende l'Ad Massimo Monti, illustrando come il mercato italiano rappresenti l’80% delle vendite di Alce Nero- oggi propongono referenze biologiche, sempre affiancate (e quasi sempre subissate) da assortimenti di mdd diffusi, ampi e profondi. Se un periodo di consolidamento, dopo la lunga galoppata degli ultimi dieci anni, poteva essere previsto (e personalmente credo che nel medio/lungo periodo, la crescita riprenderà forte e sostenuta), meno ipotizzabile era un affollamento di prodotti bio sugli scaffali. Situazione che spesso credo finisca per generare confusione anche nei consumatori. Con il nostro marchio abbiamo chiuso il 2019 ad un inusuale -1,2%. Dopo 15 anni di trend decisamente positivi e sopra media rispetto alle pur sostenute crescite del mercato bio nel suo insieme, questo dato, se da una parte non può essere considerato soddisfacente, dall'altra, visto il quadro generale di un'offerta improvvisamente e marcatamente superiore alla domanda, conferma la forza e la rilevanza del brand Alce Nero. Marca che si conferma in molte categorie merceologiche leader indiscusso della fascia premium, quindi nella sostanza più sinergico che antagonista delle mdd Bio. La congiuntura è complessa, ma siamo decisamente ottimisti nell'affrontare gli anni che verranno”.

Un ottimismo che l'AD Alce Nero Spa, Massimo Monti, spiega in passi concreti. “Abbiamo avviato nuovi progetti, siamo entrati in nuove categorie merceologiche che per ora hanno contribuito solo parzialmenteai risultati complessivi (le vendite di surgelato ad esempio sono partite nel mese di ottobre). Noi prevediamo di tornare a crescere già nel 2020. Tra le priorità strategiche c'è sicuramente lo sviluppo dell’estero, che è fondamentale abbia un peso maggiore nel nostro volume di affari. Esportiamo materie prime e prodotti in copacking; del resto l'essere “marca” in molti mercati necessità di risorse e strutture che sono fuori portata”.

 

 

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