Alitalia Ethiad: questo matrimonio s’ha da fare

L'operazione Ethiad - Alitalia è (forse) in dirittura d'arrivo. I motivi di soddisfazione e gli auspici per il futuro del sistema di trasporto aereo italiano.

Nei giorni scorsi, Alitalia ed Ethiad hanno formalmente annunciato l'intesa per cui gli arabi acquisteranno il 49% della proprietà del vettore italiano, con un investimento di 560 milioni di euro. È un'ottima notizia, e non solo perché senza questo accordo, Alitalia sarebbe fallita prima del prossimo Natale.
Con questa operazione, si pongono, infatti, le condizioni per il rilancio dell'offerta di trasporto aereo internazionale nel nostro Paese; non sarebbe potuto accadere se il "cavaliere bianco" fosse stato Air France che, con ogni probabilità, avrebbe utilizzato Alitalia solo per rafforzare Parigi come hub intercontinentale. Potrebbe accadere con Ethiad, considerato che la Compagnia italiana è di gran lunga più grande e consolidata delle altre controllate europee del vettore emiratino, e che il suo marchio ha una fortissima forza evocativa; qualcuno ha già pensato ad un posizionamento di Alitalia nei mercati emergenti quale vettore "verso il made in Italy". In effetti, nel piano industriale condiviso con il nuovo socio, è previsto che in una prima fase, l'aumento del numero di voli intercontinentali sarà piuttosto limitato. È però plausibile che nel medio termine Ethiad abbia tutto l'interesse a rafforzare l'offerta di Alitalia, soprattutto verso l'Europa orientale e le Americhe. Del resto, le pressioni lobbistiche dei principali concorrenti europei sulla Commissione europea perché si metta di traverso sono un buon indicatore del fatto che la nuova compagine ha un notevole potenziale competitivo.
Ma l'opportunità più rilevante sta nei riflessi che il rilancio di Alitalia avrà su Fiumicino e su Malpensa. Una delle prime condizioni poste da Ethiad per l'accordo è stata proprio il potenziamento dello scalo romano e la definizione di un nuovo ruolo per Malpensa. È facile immaginare l'impatto di un aumento dei collegamenti diretti delle principali città del mondo con Roma sul mercato turistico, ma anche sulle possibilità per le aziende italiane di svilupparsi a livello internazionale. Il governo italiano sembra aver colto questa potenzialità; il Ministro dei trasporti ha esplicitamente dichiarato che l'investimento di Ethiad sarà il punto di partenza di una strategia di sviluppo del sistema di trasporti nel nostro Paese. Forse si potrà finalmente dar seguito al piano di razionalizzazione degli aeroporti italiani, per altro predisposto in via preliminare già nel 2010 (e da allora, mai più approfondito). Forse, si riuscirà ad avviare l'integrazione tra trasporto aereo e alta velocità ferroviaria che costituisce ormai una condizione essenziale della competitività del sistema di trasporti di un Paese. Non a caso, proprio il collegamento di Fiumicino con lo snodo di Roma dell'alta velocità costituisce un altro dei punti qualificanti della strategia di investimento di Ethiad in Alitalia. Infine, non ci saranno più ragioni per Aeroporti di Roma per non attuare nei tempi previsti i significativi investimenti necessari per potenziare l'infrastruttura e i servizi di Fiumicino, anche considerato il robusto incremento tariffario ottenuto ormai già da un anno.
L'arrivo del nuovo socio di riferimento in Alitalia porta, almeno potenzialmente, notevoli benefici sia per l'azienda che per l'Italia. Per questo, credo che banche e forze sindacali debbano superare le riserve e dare il loro sostegno all'iniziativa. Tra le prime, sono solo quelle più piccole che stanno ancora cercando di negoziare qualche vantaggio; più complessa è la questione sul fronte del lavoro, dato che la nuova Alitalia dovrebbe partire con oltre 2.100 persone in meno rispetto alle attuali. Si tratta di un sacrificio molto forte, ma che non ha alternative; va accettato, con l'impegno del Governo di individuare adeguate opportunità alternative per coloro che lasceranno l'azienda.

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