Aziende organiche

L'editoriale della direttrice Cristina Lazzati (da Mark Up n. 268)

Nel cambiamento in cui viviamo la differenza la fanno le persone, il capitale umano e fin qui, almeno sulla carta, tutti d’accordo, ma la complessità del nostro tempo è fatta di
relazioni: relazioni tra oggetti alias internet delle cose e, vieppiù, relazione tra le persone. Oggi, il vero punto non è solo dare l’importa nza dovuta alle skills, al know-how, all’empatia del singolo, ma il valore dell’individuo è nella sua capacità di interrelarsi, la sua creatività diventa produttiva, non quando è chiuso in un ufficio, ma quando si muove in un ambiente che favorisca l’open innovation, la condivisione della scoperta, il brainstorming fattuale. Lo stesso vale per tutte le funzioni aziendali, che devono sempre di più imprimere trasparenza, devono fornire contesto per far sì che ci si muova in maniera celere e sincrona. Il confronto all’interno e le relazioni sull’esterno offrono la possibilità di “connettersi” in maniera sinergica con il resto del mondo, trasformando così il singolo dipendente nella molecola di un corpo vivo, di un organismo. Quando il sangue non scorre, si ferma nei meandri fatti di porte chiuse, di poca o nessuna comunicazione, il corpo, alias l’azienda, cade a pezzi. Se vedessimo l’organizzazione come un corpo capiremmo che cuore e cervello non possono funzionare l’uno senza l’altro, se una struttura organizzativa è piramidale ma non c’è un organo che si occupa di far circolare le informazioni, il cervello si annebbia, si spegne.
Lo stesso vale se ogni “pezzo” si muove a velocità diversa ... pensiamo ... se una gamba corre e l’altra non si muove, oppure un braccio è preso da tremito incontrollato e l’altro deve impegnarsi a tenerlo fermo per non creare danni, o una stanchezza atavica avvolge la testa e gli occhi si chiudono mentre si è alla guida di un bolide, immaginiamo tutto questo applicato all’organizzazione aziendale; aziende zoppe che procedono a fatica, aziende discinetiche che muovono “tanta acqua” senza concludere nulla, aziende la cui testa dorme in un corpo sano, ma messo a riposo dalla mancanza di una presenza senziente. Come reagire? Non in maniera dissimile da quanto si farebbe per curare una persona. Intanto, meglio prevenire, i dati non mancano per fare proiezioni, monitorare il business, assumere integratori che rinforzino le aree deboli, che preparino alle prove atletiche di un balzo in avanti, che rinforzino le difese immunitarie per una recessione in arrivo ... e poi, esattamente come si fa un checkup ogni anno, è necessario un bilancio qualitativo che deve affiancarsi a quello quantitativo, verificare che nulla “covi” sotto l’apparentemente benessere. E se invece la malattia è conclamata, necessario trovare la cura e se non c’è cura, ahimè non rimane che la chirurgia, con il rimpianto di non averci pensato prima.

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Amo il cambiamento e lo vivo con passione, mi occupo di marketing e retail da quindici anni, ho diretto on e off Gdoweek e da qualche tempo anche Mark UP, prima ho seguito con altrettanta passione cinema e lifestyle, ho scritto di moda e di ristoranti, ho lavorato per la televisione e per la radio, ho vissuto almeno tre vite e nessuna mi ha annoiata.

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