Azioni Sviluppo: alternativa alla “contendibilità”

L'imprenditore può far crescere la propria azienda, mantenendone il controllo, e quindi non rendendola contendibile, grazie alle azioni di sviluppo

Le imprese italiane di medie dimensioni operano ormai in un mercato sempre più globale e competitivo con necessità crescenti d’investimenti. Queste imprese, presenti in particolar modo in Italia, sono spesso guidate dall’imprenditore che le ha create, con validi progetti industriali. Si tratta di imprese in fase di crescita e di implementazione del proprio progetto industriale, per la cui realizzazione la non contendibilità del controllo diventa una conditio sine qua non, in mancanza della quale non potrebbero far altro che divenire “prede” di competitor di maggiori dimensioni, che non avrebbero necessariamente interesse a portare a compimento il progetto imprenditoriale originario, anche se di valore. Il punto è: “La volontà di far crescere la propria azienda mantenendone il controllo, e quindi non rendendola contendibile, è un valore o un disvalore?”

Alcuni opinion maker ritengono che questo sia un valore negativo che impedisce la crescita dell’azienda. Ciò può accadere in alcuni casi, ma nella grande maggioranza delle situazioni il desiderio dell’imprenditore di perseguire il progetto industriale in cui crede, costituisce un “valore” fisiologico e non patologico in una logica rispettosa del mercato e dei portatori di risorse finanziarie.

I progetti di sviluppo richiedono tuttavia continui flussi di mezzi finanziari che non sempre vengono generati in misura adeguata dalla gestione ordinaria; inoltre, la propensione del sistema bancario ad erogare credito si va progressivamente riducendo. La conseguenza è la necessità di aumentare il capitale proprio, ma il problema è come raggiungere questo obiettivo senza perdere il controllo dell’ azienda.
Una possibile soluzione è data dalle Azioni Sviluppo, consentono di perseguire la realizzazione del progetto industriale dell’imprenditore, raccogliendo le necessarie risorse finanziarie sul Mercato, ma allo stesso tempo garantendo la non contendibilità del controllo, e della crescita della società, in modo che quest’ultima possa nel futuro ricoprire anche il ruolo di “predatore”.

Il lancio sul Mercato di tale nuova categoria di azioni ha avuto luogo lo scorso 16 maggio, quando la Isagro SpA – società quotata dal 2003 sul segmento STAR del Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana – nel corso di una operazione di aumento di capitale, ha emesso, per mezzo di pacchetti congiunti, Azioni Ordinarie e Azioni Sviluppo nel rapporto di circa 1 a 2 (per ogni n. 100 Azioni Ordinarie possedute sono state emesse n. 40 nuove Azioni Ordinarie e n. 81 Azioni Sviluppo).
Coerentemente con l’assunto secondo cui le Azioni Sviluppo hanno un valore intrinseco almeno pari a quello delle Azioni Ordinarie, le due categorie di azioni sono state emesse allo stesso prezzo.
Nel caso di Isagro l’extra-dividendo delle Azioni Sviluppo rispetto alle Azioni Ordinarie è stato fissato al 20%; inoltre, il flottante delle Azioni Sviluppo (circa 14 mil. di azioni) è superiore al quello delle Azioni Ordinarie (circa 11 mil. di azioni).

L’idea all’origine di questi strumenti finanziari è molto semplice: da un lato, assicurare il rafforzamento patrimoniale per la crescita di aziende facenti capo ad un “soggetto controllante” e, dall’altro, tutelare gli investitori nel momento in cui venga meno l’impegno dell’originario “soggetto controllante”.

E’ per conseguire i due suindicati obiettivi che le Azioni Sviluppo:
• sono emettibili solo da società con “soggetto controllante”;
• non danno diritto di voto ma lo acquisiscono convertendosi per statuto automaticamente in Azioni Ordinarie nel momento in cui l’originario “soggetto controllante” perda tale controllo e in ogni caso di OPA obbligatoria;
• godono di un dividendo maggiorato rispetto alle Azioni Ordinarie;
• devono avere una adeguata liquidità.

In tal modo viene superato il limite intrinseco che caratterizza sia le Azioni Risparmio che le Azioni Privilegiate e che ne ha determinato lo scarso successo, ossia il diverso trattamento delle azioni di categoria speciale rispetto a quelle Ordinarie in caso di OPA obbligatoria.

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