Benessere animale: Barilla si conferma leader italiano, Camst continua a salire

È stato presentato a Londra il sesto rapporto del benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento, BBFAW. Aumenta quest’anno il numero di aziende analizzate, che passano dalle 99 del 2016 alle 110 del 2017. In base alla valutazione, le aziende sono inserite in una classifica che va da un livello 1 (nel quale appaiono le aziende con i risultati migliori) a un livello 6 (dove si trovano le aziende che non inseriscono il benessere animale in agenda).

 

 

Dal 2012 a oggi continua a crescere il numero di aziende che hanno pubblicato una policy sul benessere animale (passato dal 46% nel 2012 all’80% del 2017), che hanno definito target e obiettivi specifici in questo settore (passato dal 26% al 72%) e che hanno iniziato a comunicare i progressi fatti verso il raggiungimento degli obiettivi (ad esempio, il 54% delle aziende fornisce almeno qualche dato sul numero di animali che non sono confinati in gabbia nelle loro filiere). Mentre al vertice continuano a comparire solo aziende straniere (Coop Svizzera, Marks & Spencer, Waitrose, Migros e Cranswick), importanti segnali di cambiamento iniziano a registrarsi anche In Italia dove ormai quasi tutte le sette aziende analizzate iniziano a riconoscere il benessere animale come un tema da affrontare nelle loro politiche.

Barilla conferma la propria leadership tra le aziende italiane, restando l’unica azienda italiana posizionata al livello 3 della piramide (posizione consolidata in tema di benessere animale), e si distingue per la sua comunicazione dettagliata e trasparente in tema di benessere animale, che comprende non solo la definizione di più obiettivi concreti, ma anche la comunicazione dei progressi fatti di anno in anno per raggiungerli.

Ulteriori miglioramenti anche dal settore della ristorazione, con Camst che continua a salire, passando quest’anno dal livello 5 al livello 4 (aziende che mostrano di voler fare progressi nell’ambito del benessere animale) della piramide, grazie soprattutto alla pubblicazione di alcuni obiettivi specifici e alla comunicazione dei progressi fatti per raggiungerli. Al livello 4 Camst viene raggiunta da Ferrero che purtroppo scende dal livello 3 dove si trovava l’anno scorso, e dal Gruppo Cremonini, anch’esso in salita dal livello 5.

“Siamo orgogliosi di essere migliorati nella valutazione del benchmark, salendo al livello 4 nel report di BBFAW 2017 - dichiara Francesco Malaguti, direttore acquisti di Camst Continueremo a lavorare per migliorare il benessere degli animali allevati nelle nostre filiere anche in futuro. Come Camst crediamo fortemente che accelerare questo percorso di miglioramento sia ormai diventata una priorità in tutta l’industria italiana.”

Rappresentata per la prima volta nel benchmark anche la grande distribuzione organizzata italiana che finora non era stata inclusa per dare la precedenza a grandi realtà europee, come Metro e Aldi. Entra quindi nel benchmark Coop Italia che si posiziona al livello 4 della piramide, insieme ad altri grandi player europei come Carrefour e Lidl e alla maggioranza delle aziende italiane analizzate. Rimangono invece stabili il Gruppo Veronesi, fermo come lo scorso anno al livello 5 della piramide (benessere animale inserito in agenda ma poche evidenze della sua implementazione), e Autogrill che si presenta ormai come l’unica azienda italiana nel livello più basso della piramide.

"Vedere 6 aziende su 7 che riconoscono il benessere animale come un aspetto importante da affrontare nelle loro politiche aziendali è un segnale importante di come anche le aziende alimentari italiane stiano ormai iniziando a considerare il benessere animale come parte integrante delle loro strategie d’impresa -ha commentato Elisa Bianco, responsabile del Settore Alimentare di CIWF. Ci congratuliamo con le aziende che hanno dimostrato una posizione di leadership anche in Italia ci auguriamo che seguano tutte la stessa strada di miglioramento, a vantaggio di una sempre migliore conoscenza delle proprie filiere e trasparenza nelle comunicazioni a investitori e consumatori.”

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