Burger King presenta il RebelWhopper: (quasi) “tale e quale” all’originale

Andrea Valota, amministratore delegato Burger King Restaurants Italia con Patrizia Catellani (Università Cattolica del Sacro Cuore)
La versione con hamburger di origine vegetale è (anche all'assaggio) davvero un (quasi) perfetto sosia del Whopper originale (quello con carne bovina). Da oggi il nuovo Ribelle salutista è disponibile in 200 ristoranti Burger King italiani

Presentato per la prima volta in Italia (e in contemporanea in 25 paesi europei) allo spazio Combo di Ripa Porta Ticinese 83, il nuovo Rebel Whopper di Burger King (panino con hamburger vegetale) è l'equivalente dell'Impossible Whopper negli Usa, e sarà servito in oltre 2.500 ristoranti, di cui 200 in Italia. Con questa iniziativa BK diventa il più grande gruppo di ristorazione in Europa a distribuire un hamburger di origine vegetale.

 

 

Andrea Valota e Cher Glaser (The Vegetarian Butcher)

Il nuovo prodotto è frutto dell'accordo tra Burger King e l'olandese The Vegetarian Butcher, società controllata da Unilever. "A un certo punto della sua attività di agricoltore -racconta Cher Glaser, business development di The Vegetarian Butcher- Jaap Korteweg, l'imprenditore che rappresenta oggi la nona generazione di una famiglia di agricoltori e allevatori, decise, nel 1996, di convertire la produzione al solo veg. Ma nel tempo il meat missing, la nostalgia per la carne, lo spinse a inventarsi un'alternativa all'hamburger tradizionale. Ed ecco l'idea che ha condotto al Rebel Whopper".

Rebel Whopper: come e di cosa è fatto

La materia prima del nuovo hamburger veg è costituita essenzialmente da proteine di soia e grano. Cher Glaser assicura che non ci sono Ogm. Il procedimento produttivo -come ha spiegato Andrea Valota, ad di Burger King Italia- comporta la cottura sulla stessa griglia sulla quale sono fatti gli hamburger di carne bovina: quindi abbiamo realizzato un hamburger di origine vegetale cotto alla griglia, accompagnato da pomodori e lattuga fresca, maionese, ketchup, cetriolini e cipolle racchiusi in un morbido pane al sesamo".

Come hanno evidenziato giustamente Patrizia Catellani (docente di alimentazione e stili di vita all'Università Cattolica di Milano, all'interno del corso di laurea triennale di psicologia del benessere) e Lorenzo Biagiarelli (cuoco e food blogger), questa nuova alternativa all'hamburger di carne diventerà un'opzione indispensabile sul piano non solo dietetico ma anche psicologico e sociale: "I vegani e i vegetariani, così come i millennial, sono forti influenzatori all'interno di un gruppo sociale, di una compagnia -commentano concordemente Andrea Valota e Patrizia Catellani- e quindi la scelta di BK di inserire stabilmente in assortimento un hamburger vegetale si deve non solo e soltanto per ampliare l'offerta ai vegani, ma anche per evitare che quei tre-quattro componenti di ciascuna compagnia non debbano rinunciare a Burger King per rispettare particolari stili alimentari di nicchia".

TEST/ASSAGGIO 

L'assaggio è positivo: ho mangiato il panino con hamburger di origine vegetale dopo la conferenza stampa e devo dire che non solo è buono e gradevole dal punto di vista organolettico (aspetto visivo, gusto e sapore complessivo, profumo/aroma), ma potrebbe passare per un real Whopper (il panino con la vera carne) se non fosse per il colore e lo spessore/consistenza del disco di origine vegetale, e per il senso di non immediata pienezza che ti lascia subito dopo averne mangiato uno: insomma, te ne vorresti azzannare un altro. Ma va bene così, perché sul lungo termine del pomeriggio ti accorgi che è sufficiente e ti lascia leggero. Il Rebel Whopper è meno calorico rispetto all'originale (-6% circa di calorie complessive). Per chi non è vegano e non ha particolari necessità dietetiche, è un'alternativa più leggera del tradizionale hamburger che, diciamolo, al momento non è proprio del tutto detronizzabile sul piano della superiorità organolettico-palatale. E in effetti anche negli Usa, questo tipo di hamburger vegetale non ha tolto clienti all'originale, come ha ricordato Andrea Valota: "Non esiste un fenomeno di esclusiva sostituzione: negli Usa l'Impossible Whopper è cresciuto sia per aumento di vendite sia per sostituzione. È un mix delle due cose".

 

 

 

 

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