Casalinghi monouso: aziende pronte a fronteggiare la Direttiva SUP

Verso un nuovo segmento merceologico: articoli conformi alle norme di compatibilità alimentare per prodotti pluri-uso, capaci di resistere a ripetuti lavaggi. Tuttavia eko-nomici e leggeri

Allarma l’intera categoria delle stoviglie monouso lo spettro della messa al bando di una parte significativa della gamma. Il 24 Ottobre 2018 il Parlamento europeo ha approvato la proposta di proibire il consumo di alcuni prodotti monouso in plastica in ambito comunitario. Dalla cosiddetta Direttiva Sup (single use plastic) -nel caso fosse approvata in via definitiva- deriverebbero divieti di vendita all'interno dei Paesi UE. Entro il 2021 potrebbero sparire piatti, posate e palettine per bevande. Insieme ad altri item vengono annoverati quali "maggiori responsabili" dell'inquinamento di spiagge, mari e corsi fluviali.

 

 

Azioni di lobby

Quasi il 50% delle stoviglie in plastica vendute in Europa sono made in Italy. Dunque la loro eliminazione danneggerebbe soprattutto l’industria nazionale. Il 90% dell’inquinamento marino globale poi viene in realtà originato da grandi fiumi extraeuropei. E secondo le statistiche di riferimento, i piatti di plastica non figurano nemmeno tra i primi 10 rifiuti abbandonati.

Pronti al cambiamento

Attualmente il comparto sta vivendo una fase di stand-by. Lo si è riscontrato anche a Marca. Il leader del settore, DOpla, ha invitato i retailer a non precipitare le cose. La Mdd  vanta infatti una quota di mercato del 55%. Il quadro normativo definitivo deve ancora essere discusso e negoziato dal Consiglio UE con ogni singolo Stato membro. Ma entro le elezioni europee di Maggio 2019 si dovrebbe pervenire ad una stesura finale.

 

 

In attesa di istruzioni definitive

Gli obiettivi di fondo perseguiti dalla Direttiva risultano sostanzialmente condivisibili. Si agisce per prevenire e ridurre l’impatto di determinati prodotti monouso in plastica sull’ambiente e sulla salute umana. E si promuove la transizione verso un’economia circolare. Ciò che sconcerta è, piuttosto, il metodo applicato e le conclusioni raggiunte.

Effetti e conseguenze

La massiccia campagna denigratoria che ne è scaturita appare, al momento, poco incisiva sulla dinamica dei consumi. “Il mercato del monouso flette in modo evidente, seppur non drammatico”, spiega Antonio De Danieli, chief sales and marketing officer di DOpla. “Le conseguenze, dunque, non si sono ancora fatte sentire in modo significativo. O, forse, gli utilizzatori non ritengono che la plastica monouso sia il male dei mali. In un contesto di economia circolare il rifiuto diventa risorsa. Nel nostro settore un grande traguardo raggiunto è il risparmio realizzato grazie al riciclo dei rifiuti. Non dimentichiamo il ruolo dei termovalorizzatori. E il risparmio in termini di acqua, materie prime, energia ed emissioni di CO2”.

Incertezza retail

La confusione regna sovrana a valle della filiera. La sensazione è che la Direttiva Sup stia generando una notevole incertezza fra gli operatori della distribuzione. I retailer -oltre a non sapere cosa aspettarsi al termine dell’iter legislativo- non dispongono di una valida alternativa di prodotto che soddisfi i medesimi bisogni. È una questione di efficienza e performance. I temi “sul piatto” presentano una natura molto complessa. Che non facilita la vita agli addetti i lavori. Ne confonde le idee ma soprattutto disorienta il consumatore finale, destinatario di messaggi approssimativi, con contenuti spesso fuorvianti.

Realizzare investimenti oculati

Tutte le maggiori imprese produttrici stanno oggi valutando le possibili scelte d’investimento. “Occorre considerare -afferma Paola Villa, responsabile marketing di Bibo Italia- che la Direttiva non propone alternative specifiche. Si limita a suggerire l’utilizzo di soluzioni più sostenibili o approcci circolari che privilegino prodotti e sistemi riutilizzabili. Alcune delle istanze promosse a difesa degli attuali articoli monouso in plastica o dei loro impieghi correnti potrebbero, comunque, essere accolte”.

Scenari futuri

In attesa di conoscere i dettagli della versione definitiva, possiamo immaginare alcuni scenari futuri per le tradizionali referenze disposable in plastica. La loro parziale sostituzione  in alcuni ambiti con prodotti riutilizzabili. Lo sviluppo di item in materiali alternativi (carta, polpa, bioplastiche, se ammesse) biodegradabili e compostabili. L’ampliamento della raccolta differenziata. La messa a punto di nuovi progetti per il riciclo e il riutilizzo della plastica.

Obiettivo industria

Oggi i nuovi lanci di referenze più sostenibili si rivelano quanto mai frequenti. “Chiaramente, la tendenza verso la demonizzazione della plastica impone di prepararsi ad ampliare l’offerta di soluzioni alternative”. È l'osservazione di Roberto Zanichelli, business development & marketing director di Ilip. “Quindi, è nostro compito fornire ai nostri clienti una vasta gamma di referenze. Fra queste non devono mancare numerose proposte biodegradabili e compostabili, così da soddisfare le differenti esigenze”.

Utilizzatori finali

La possibile reazione dei consumatori resta un enigma da risolvere. “Da alcuni mesi più di un produttore sta proponendo sul mercato stoviglie nei più svariati tipi di materiali alternativi alla plastica”. Lo rileva Marco Grillo, amministratore delegato di Aristea. “Le rotazioni di queste referenze non risultano, però, all’altezza delle aspettative. Soprattutto nel grocery è anche un problema di un prezzo medio notevolmente superiore rispetto a quello dei manufatti convenzionali”.

Focus sul riutilizzo come piano B

La scelta di rendere il prodotto reimpiegabile può rappresentare un escamotage per uscire dall’attuale impasse. “L'assortimento che noi proponiamo si distingue grazie a caratteristiche di design e robustezza”. A parlare è Alberto Conti, sales & marketing manager di Goldplast. Il secondo plus è determinato da una tecnologia produttiva che permette l’ottenimento di spessori nettamente superiori a quelli delle comuni stoviglie monouso in plastica.  “Questa caratteristica ha spesso indotto il consumatore a riutilizzare il prodotto più volte. Ne sono conseguiti perfezionamenti volti ad assicurare che gli articoli fossero conformi alle norme di compatibilità alimentare per prodotti pluri-uso. E capaci di resistere a ripetuti lavaggi, come stabilito dagli standard europei attualmente in vigore. È proprio riconoscibile grazie al claim “Usa e RiUsa” una nostra nuova linea attualmente in fase di lancio”. Soluzione, questa, che di fatto apre un nuovo segmento merceologico.

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