Celiachia e diabete spingono il mondo dei cereali

Nuovi sbocchi di mercato, esperti in cerca di ottimizzazioni agricole: le alternative all'uso cerealicolo consolidato crescono e si affermano su tutti i canali

Se il grano saraceno fa tradizionalmente parte di alcuni prodotti tipici, soprattutto lombardi, da qualche anno la sua utilizzazione si sta ampliando notevolmente, raggiungendo trasformati industriali. E questo accade in prodotti consolidati quali pane con farine miste, ma anche e soprattutto in tipologie innovative quali snack, con particolare rilevanza nei prodotti destinati a persone celiache o diabetiche. Tutto ciò porta, e forse stimola, nuovi sbocchi di mercato, alcuni dei quali molto interessanti, per esempio per i prodotti di alta qualità in alcuni mercati esteri, in particolare quelli del Centro e del Nord Europa. È quanto emerge da un rapporto elaborato da Vsafe, spin-off dell'Università Cattolica la cui attività è focalizzata su competitività e sostenibilità nell’agro-alimentare.

 

 

Come accennavamo la destinazione tradizionale del grano saraceno va ai prodotti tipici di alcune valli soprattutto lombarde; in particolare la Valtellina dove esiste uno stretto legame tra questo prodotto agricolo e alcuni trasformati molto noti quali i pizzoccheri e la polenta taragna.

Prodotti per micro-filiere di rilievo ma comunque di nicchia; mentre da qualche anno l’uso di grano saraceno sta aumentando. Un’espansione che parte dalla Lombardia, sia a livello montano e collinare che a livello di pianura, dove si trovano esempi importanti che documentano la recente riscoperta della coltivazione del grano saraceno, anche con metodi di produzione biologica. Ciò si è verificato grazie al traino esercitato dalla crescente domanda di prodotto di alta qualità, sia da parte del mercato nazionale che da importanti mercati europei, che sono in grado di remunerare in modo particolarmente interessante questi prodotti. E c’è un altro risvolto che viene sottolineato dallo studio di Vsafe. Il grano saraceno ha la capacità di attivare altre filiere locali che possono, a loro volta, aiutare lo sviluppo economico e sociale in determinati territori. Questa coltura, ad esempio, con la sua fioritura può contribuire alla produzione di un miele molto particolare.

 

 

Ma sono le caratteristiche nutrizionali – come evidenziano gli analisti di Vsafe – a fare del grano saraceno una coltura interessante anche per sviluppi futuri e una ottica di filiera, con particolare attenzione al gluten free e alle diete per diabetici. La composizione della granella consente di ottenere una farina con un tenore proteico più elevato rispetto a quello dei cereali; e la farina è priva di glutine. Non solo: l’amido presente nella granella è soggetto a una digestione molto lenta che la rende una materia prima eccellente per la produzione di alimenti destinati a persone diabetiche. Ma le quantità prodotte in Italia sono ancora molto basse. Tanto che la quasi totalità della domanda nazionale di grano saraceno è soddisfatta da granella di importazione, principalmente da paesi dell’Est Europa.

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