Ciao, aritmetica, ciao!

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 281)

Un po’ d’Italia odierna in 150” di tv. Sottosegretario (S): “Il rapporto deficit Pil non dipende dalla crescita”. Incredulità e sconcerto in studio. Insiste S: “Se 2 diviso 100 fa 2% e il Pil scende a 99, 2 diviso 99 fa 2,0202 cioè sempre 2%”. La brava anchor woman: “Ma tutti dicono che dipende dal Pil” (rivelazione più saggezza popolare). Il bravo giornalista: “Ma si sa che per ogni punto di Pil il deficit varia di 0,5 punti” (rivelazione più numerologia). Politico di opposizione non pervenuto (saggiamente si astiene). Chi è andato a scuola ha gli strumenti per ricostruire con esattezza i legami funzionali tra le variabili che compongono il rapporto. Qui semplifico: al numeratore c’è la differenza tra entrate e spesa pubblica (il deficit). Le imposte dipendono dal Pil: per ogni euro di Pil le entrate valgono 42 centesimi (la pressione fiscale). Se il Pil scende di un euro le imposte scendono di 42 centesimi (a parità di aliquote). Quindi il deficit da -2 passa a -2,42 che diviso 99 fa quasi -2,5%, altro che rimanere costante. S non ne è consapevole. Ancora: nei Paesi con un minimo di Welfare State se il Pil scende crescono i sussidi di disoccupazione e il reddito di cittadinanza. Quindi il deficit aumenta. Con sistemi fiscali progressivi, se il Pil sale le imposte salgono più che proporzionalmente (per definizione). Quindi se il Pil scende, le imposte scendono più di 42 centesimi e il deficit peggiora ulteriormente (questi effetti si chiamano stabilizzatori automatici: aiutano l’economia a raffreddarsi se surriscaldata dalla crescita e a riprendersi se in recessione). Nessuno ne parla in studio. S ripete il suo esempio aritmetico. Amen.

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