Confimprese, “la Germania ha un forte potenziale per i nostri prodotti premium”

Confimprese ha presentato le opportunità di sviluppo del retail italiano in Germania, mercato che con un Pil pro capite di 40.000 euro annui ha una buona capacità di spesa nei settori dove c’è maggiore richiesta di prodotti made in Italy

La Germania -primo Paese manifatturiero d’Europa, con Pil pro capite di 40.000 euro annui contro i 27.700 dell’Italia, che rimane comunque la seconda manifattura europea - continua ad essere la locomotiva d’Europa con un incremento della produzione del +3,3% nel 2018; ma anche nel retail la Germania corre sul binario veloce dei consumi sostenuta, da un lato, dalla fiducia dei consumatori, che si mantiene a livelli elevati, dall'altro, dal basso tasso di disoccupazione, che incrementa il reddito disponibile. Tendenze ribadite dal convegno Confimprese Retail business in Germania. 

Il comparto retail tedesco realizzerà per fine 2018 un fatturato complessivo di 431 miliardi di euro, +2,1% dal 2012. Nel periodo 2019-2022 si prevede un incremento che sfiora il 2% (+1,9%) per raggiungere quota 455 miliardi di euro.

Aumenta anche l’eCommerce: l'incidenza sul totale retail è del 9%, con una stima di 48 miliardi a fine 2018.

La Germania vanta maggiore rispetto dei contratti, migliore accesso al credito e minore pressione fiscale, anche se sono necessari investimenti importanti sia nel fisico – conquista delle migliori location - sia nel digital per mettere a punto una strategia omnichannel.

Francesco Montuolo, vice presidente di Confimprese

"Nel raffronto Italia-Germania stupisce che in entrambi i Paesi l’eCommerce non abbia ancora raggiunto quote elevate, nonostante le vendite online valgano rispettivamente 27 e 48 miliardi di euro– commenta Francesco Montuolo, vice presidente Confimprese – Anche in Germania il peso del digital aumenta, ma il commercio fisico attraverso i tradizionali negozi di mattoni e vetro, è ancora preponderante e in crescita. Le migliori location sono altamente contese e la presenza di rilievo dei centri commerciali con il leader Metro, che ha oltre 100 punti di vendita, è molto marcata. La spesa retail è in crescita e le performance sia del segmento discount sia premium sono buone, anche perché il 48% degli shopping center, molto popolari, si trovano in aree centrali".

A questo proposito gioca sicuramente un ruolo cardine il canale degli hard discount come Lidl, Aldi, Netto, Penny, la cui quota di mercato aggregata attuale (42%) raggiungerà il 44% entro il 2020.

Il mercato tedesco è molto interessante anche per la ristorazione. "Abbiamo riscontri economici positivi –conferma Stan Monheim, Coo di Autogrill Europe –. Ci aspettiamo una crescita del 3,3% nella capacità di spesa nel nostro settore". 

Sullo sviluppo del digital pesa la restrittiva politica fiscale europea, visto il ruolo assegnato al mercato unico digitale, ma è previsto uno stanziamento di fondi europei destinati a questo scopo e le regolamentazioni europee sul commercio digitale dovrebbero essere armonizzate. Secondo le stime della Commissione UE l’integrazione digitale potrebbe aumentare il Pil dell’Ue di 415 miliardi di euro all’anno. Va da sé che le prospettive di maggiore integrazione del mercato unico europeo anche dal punto di vista digitale offrono ai retailer italiani notevoli opportunità da sfruttare.

Nel mercato retail dell'abbigliamento il peso degli acquisti online è maggiore e si preveda raggiunga il 26% nel 2022. "I retailer  stanno iniziando a costruire i propri negozi fisici – spiega Stephan Oehl, global chief marketing & sales officer Tally Weijl–. La Germania offre significative opportunità ai brand che sanno declinare la customer experience sull'online e l'offline, e il mercato retail offre disponibilità di spazio per testare nuovi concept. Per avere successo i retailer devono realizzare una proposta di valore unica nel proprio genere con un approccio innovativo da start up".

 

 

 

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