#Coronavirus: l’impatto su economia, consumi e prezzi in Italia

(In aggiornamento) L'emergenza Covid-19 nel nostro Paese potrebbe pesare per oltre lo 0,2% del Pil. Ecco le prime conseguenze in tutti i settori

(Ultimo aggiornamento al 26 febbraio 2020)

 

 

Classificarla come pandemia al momento risulta scorretto, ma quello che è certo è che si tratta di un'emergenza che porta con sé costi e conseguenze significative. Stiamo parlando naturalmente del coronavirus, nome generico ormai diventato antonomasia del Covid-19, virus partito dalla Cina e arrivato a diffondersi a Nord del nostro Paese, in particolare in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna (tre regioni trainanti per il Pil italiano).

Mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato lo stanziamento (almeno per ora) di 20 milioni di euro per l'emergenza, i primi impatti e le prime previsioni in termini di sistema economico, consumi e prezzi non si fanno attendere (sul fondo anche un focus su turismo e viaggi a cura di Adriano Palazzolo).

 

 

Economia
Secondo quanto riportato da Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, parliamo di un danno che potrebbe costarci oltre lo 0,2% del Pil, ma per stime precise è certamente presto e saranno le prossime settimane a dirci se avremo successo nel contenimento della diffusione del coronavirus.

"Siamo preoccupati soprattutto per le eventuali conseguenze che questa emergenza potrebbe comportare per la nostra economia – complessivamente una perdita di Pil di oltre 5 miliardi secondo le stime più recenti del nostro Ufficio Studi - e restiamo a disposizione dei tavoli istituzionali per dare il nostro attivo apporto di informazioni sullo svolgimento delle attività”. Così Donatella Prampolini, coordinatrice nazionali di Confali, il coordinamento della filiera agroalimentare di Confcommercio-Imprese per l’Italia, sull’emergenza Coronavirus. “Come sta già avvenendo in molti casi – prosegue Prampolini - confidiamo che sia garantita la gestione del normale svolgimento delle attività di distribuzione dei prodotti agro-industriali, evitando che provvedimenti di carattere regionale possano creare serie problematiche all’operatività delle aziende".

Borse europee, intanto, tutte in negativo stando ai dati della mattinata del 24 febbraio, con aumento dello spread Btp-Bund quasi dell'1% e incremento del prezzo dell'oro. Ma la preoccupazione per la diffusione dei focolai in Italia e in Corea del Sud tocca anche il mercato oltreoceano, come riporta il New York Times, prevedendo per Wall Street un declino di oltre il 2%, con il mondo delle compagnie aeree e della tecnologia che registra già percentuali negative oltre il 3% (è questo il caso di Delta e American Air Lines, nonché di Apple). Un rallentamento economico globale, insomma.

Consumi e prezzi
Come prevedibile e d'uso in queste situazioni, per i supermercati è boom delle vendite a seguito dell'effetto "scorte-rifugio" da coronavirus, che portano gli scaffali a svuotarsi ma anche le richieste di spesa online a moltiplicarsi. A confermarlo a Gdoweek, evidenziando tutte le scelte e misure messe in atto in collaborazione con le autorità, sono gli stessi retailer.

Meno "professionale" e unitario nella risposta l'approccio del mondo online, con venditori (digital-only) che approfittano dell'esplosione di richieste di mascherine e gel igienizzanti per fare sciacallaggio. La denuncia sull'aumento sconsiderato dei prezzi per questi prodotti è arrivata direttamente dal Codacons, che ha registrato rincari fino al 1.700%. Una menzione doverosa in tal senso è quella di Amazon, che vede sul proprio portale una referenza come l'Amuchina gel mani da pochi millilitri in vendita a oltre 30 euro e comunque ormai esaurita (si veda foto sopra). Certo, nel caso di un marketplace il controllo di queste dinamiche risulta complesso, come conferma lo stesso Amazon, ma per il retail tradizionale in termini di reputazione ed immagine si tratta certo di un vantaggioso spartiacque.

I dati Nielsen veicolati il 25 febbraio parlano di volumi di vendite alle stelle di gel igienizzanti per le mani in gdo. Previsto un milione di pezzi venduti entro fine febbraio, mentre solo nelle prime 6 settimane dell’anno il sellout è stato di 900mila confezioni, pari a un fatturato di 2,5 milioni di euro. E’ aumentato dunque di 9 volte (+827%) il giro d’affari generato da questo segmento di prodotto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

E i dati sulle ricerche online confermano le tendenze di consumo, che riguardano anche le aree del Sud Italia. Da una ricerca condotta da AvantGrade, società di consulenza di marketing digitale, emerge che la parola più ricercata lunedì 24 febbraio è stata “Amuchina”, che batte addirittura Cristiano Ronaldo e AC Milan. Tra le query associate, spiccano le impennate di “Codogno” e di “Esselunga a casa”, con un enorme picco alle 19 di domenica 23 febbraio

Imprese e lavoratori
Negli 11 Comuni della "zona rossa", come riporta il Corriere della sera, è previsto lo stop a pagamento di bollette, contributi, imposte e rate dei mutui, il ricorso allo smart working per pubblico e privato e la cassa integrazione per le imprese costrette al fermo anche (in deroga) se con meno di sei dipendenti. Si discute anche un’ indennità per i lavoratori autonomi e sarà semplificato l’accesso al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese mentre con contributo pubblico per la ripresa delle attività in caso di danno accertato. Sono numerose, intanto, le aziende che decidono su base volontaria e non obbligatoria di imporre ove possibile il tele-lavoro, cancellare eventi, incontri e così via. Proprio come per i retailer, anche per le imprese di altri settori si tratta di un momento cruciale per mostrare concretamente di prediligere al profitto quella csr interna ed esterna tanto declamata, con relativi effetti sulla brand image. Crisi, del resto, è anche sinonimo di opportunità.

Viaggi e turismodi Adriano Palazzolo

“Il primo passo che stiamo compiendo è quello verso l’unitarietà di settore, per affrontare i danni relativi a questa vera e propria crisi con ripercussioni sul turismo scolastico, sul turismo del Nord Italia (basti pensare alle settimane bianche), sul Mice (segmento che si occupa di viaggi per riunioni, incentive tour, conference ed esposizioni), sul business travel e, a lungo termine, sul turismo verso l’Italia in generale". Così la presidente di Fiavet, Ivana Jelinic, dopo che l'Italia si è risvegliata al secondo posto nel mondo per rischio di contagio, subito dietro la Cina.

La Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo ha convocato anche un tavolo urgente in Confcommercio a Roma con gli altri rappresentanti di categoria anche per vedere se sarà "necessario un coordinamento del mondo della intermediazione turistica italiana". In particolare Jelinic sottolinea che "è necessario che i vettori, anche stranieri, si adeguino alle disposizioni del governo italiano”.

Dopo il blocco dei voli da e per la Cina, il decreto sul turismo scolastico mette definitivamente in ginocchio il comparto. La circolare del Miur emanata il 23 febbraio avverte che i viaggi di istruzione in Italia e all’estero sono sospesi a scopo cautelativo.
“Il provvedimento riguarda il turismo scolastico e non riguarda tutti gli altri viaggi - ha subito detto la presidente per evitare il panico da rinuncia - e, fatta eccezione per la destinazione Cina, tutti i pacchetti turistici rimangono perfettamente praticabili e soggetti alle disposizioni vigenti e in caso di annullamento potranno essere soggetti all’applicazione le penali previste. "Abbiamo richiesto al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Istruzione e al Commissario Straordinario per l’emergenza Coronavirus un immediato incontro anche per trattare della risoluzione delle problematiche degli eventuali rimborsi alle scuole e contestualmente per confermare il diritto degli organizzatori dei viaggi al recupero dei servizi pagati ai fornitori”, conclude Jelinic.

L'impatto sulle fiere italiane

di Roberto Pacifico

Le fiere italiane sono una pietra angolare per l'economia italiana. Ogni anno il comparto italiano coinvolge circa 200.000 espositori e 20 milioni di visitatori, muovendo un giro d'affari di 60 miliardi di euro. Non solo. Le fiere originano il 50% delle esportazioni delle imprese che vi partecipano. Senza considerare i numeri dell’indotto come trasporti, ricettività e ristorazione.

A livello mondiale, secondo i dati Ufi, le 32.000 fiere tenutesi nel 2018 hanno generato un impatto economico pari a 275 miliardi di euro, contribuendo per 167,2 miliardi sul Pil mondiale. E in questa cornice il nostro Paese si colloca al quarto posto.

"Con la crisi sanitaria in atto, al momento è impossibile fare delle stime sull’incidenza economica dell’epidemia di Coronavirus -commenta Giovanni Laezza, presidente Aefi, Associazione esposizioni e fiere italiane-. I provvedimenti del Governo sono stati, infatti, posti in atto da due giorni e quelli delle Regioni sono in continuo cambiamento. È molto difficile prevedere l’evoluzione della situazione e la durata nel tempo, ed è arduo  prevedere gli effetti a livello internazionale: il problema non coinvolge, infatti, solo l’Italia".

Giovanni_Laezza, Presidente AEFI

"Come Associazione -aggiunge Laezza- siamo chiaramente consapevoli di come sia indispensabile adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute pubblica e siamo stati pronti ad attuarle. Tutti i nostri associati stanno seguendo attentamente le disposizioni sanitarie delle autorità locali e nazionali. Nonostante le difficoltà organizzative, auspichiamo che la maggior parte delle manifestazioni al momento annullate o posticipate possano essere riprogrammate nei prossimi mesi, in modo da contribuire nel contenere il danno economico. A tempo debito lavoreremo di concerto con tutti gli attori coinvolti per un nuovo calendario. Con le istituzioni abbiamo aperto un dialogo per capire come gestire al meglio questa emergenza anche sul fronte economico".

 

 

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