Crescita e sviluppo dipendono dalle pmi

ECONOMIA & ANALISI – Sono importanti e molteplici le iniziative avviate a più livelli per rilanciare la competitività di reti e distretti industriali (da MARKUP 207)

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+ Flessibilità
   Velocità di risposta al mercato
   Sinergie tra settori

- Risorse finanziarie e raggio d'azione da amplificare

La piccola e media impresa non è un modello di azienda da superare ma da attualizzare. I numeri esprimono uno scenario dai profili nettissimi che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: in Europa le Pmi rappresentano il 99,8% delle imprese e impiegano circa 90 milioni di addetti. Percentualmente si sta parlando del 67,4% del totale forza lavoro che genera un valore aggiunto pari al 58% del totale. Non solo: il tasso annuo di nuova occupazione è decisamente superiore a quello creato dalla grande impresa. Inoltre, le Pmi per il mondo creditizio sono soggetti più solidi delle grandi imprese rispetto a crisi sistemiche. I tipici limiti della piccola e media azienda (poche risorse per investire, ricercare e innovare) devono essere affrontati a livello sistemico per essere superati in un'ottica competitiva. E finalmente il sistema politico e bancario ha preso coscienza della situazione.

Dallo Sba in poi
Un grande passo in avanti è l'entrata in vigore delle legge 122/2010 che recepisce e attua le linee guida della Commissione europea denominate "Small Business Act" per lo sviluppo delle Pmi. La legge definisce i contratti di rete nei quali più imprese possono istituire una partnership per progetti comuni senza creare un nuovo soggetto giuridico e, soprattutto, ottenendo una defiscalizzazione fino a un milione di euro correlata agli utili reinvestiti nelle attività del programma di rete comune. Una possibilità da prendere al volo soprattutto per le imprese produttrici che possono effettuare ricerca e innovazione a condizioni inedite anche su progetti più ampi del proprio core business: i contratti di rete, infatti, non richiedono che i soggetti siano dello stesso settore e non ha limiti di collocazione geografica sul territorio nazionale.
Sempre nella direzione di potenziare il ruolo delle Pmi è stato lanciato Elite, un nuovo strumento nato da un accordo tra Abi, Borsa Italiana e Confindustria per lo sviluppo delle piccole e medie imprese. L'obiettivo è far crescere la preparazione dei piccoli imprenditori investendo sull'aspetto culturale. Elite è infatti un programma di formazione per imprese con fatturato da 10 milioni di euro in su, risultato operativo pari al 5% sul fatturato e ultimo bilancio in utile. Requisiti che possono essere vagliati e interpretati in modo flessibile da Borsa Italiana. Elite prevede tre fasi: la prima eminentemente formativa, la seconda di messa in pratica di quanto acquisito e una terza in cui si genera il nuovo valore dalle prime due. Uno dei risultati di questo percorso è la possibilità di entrare in contatto con investitori qualificati e maggiore facilità di accesso al credito.

Strategie e scenari
La diminuzione delle richieste di credito degli ultimi mesi è indicatrice di una situazione di incertezza anche sulla definizione delle strategie; tuttavia gli elementi di valutazione sono palesi. La domanda interna rimarrà debole, non solo per le misure depressive, ma anche per la saturazione del mercato. L'export diventa quindi un obiettivo centrale. Secondo Prometeia lo scenario che si prospetta è di una divaricazione dei risultati tra le imprese, causata anche dal crescere dei costi di approvvigionamento. Per questi e altri motivi, alcune delle imprese più dinamiche e virtuose hanno tentato con successo la via dell'internazionalizzazione attraverso l'acquisizione di aziende straniere in difficoltà. Operazioni quest'ultime, che richiedono preparazione, competenza e risorse finanziarie: un valido motivo per ricorrere al credito.

Fatturato dei settori manifatturieri
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Allegati

207_Crescita_pmi

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