Crisi e uso efficiente delle risorse: è decoupling?

Fare meglio con meno è una necessità che sta interessando in modo profondo il mondo delle imprese capaci, soprattutto in Italia, di risparmiare nell’uso dei materiali e dell’energia. Siamo forse all’inizio di una trasformazione industriale fondata sul superamento della correlazione tra sviluppo e consumo delle risorse?

Come la crisi sta modificando l’attenzione delle imprese nei confronti del consumo delle risorse? Nel passato è spesso accaduto che risorse particolarmente critiche in date fasi, venissero razionalizzate: si pensi agli sforzi volti all’efficienza energetica nelle crisi degli anni ’70 del secolo scorso.

In effetti, vi sono molte fonti che ci mostrano un forte orientamento all’efficienza anche oggi; anzi a ben vedere questa attenzione appare molto più pervasiva rispetto al passato. Il motivo alla base di ciò può essere senz’altro considerato il crescente costo delle materie prime: negli ultimi anni i loro prezzi si sono impennati (quasi del 150% in un decennio secondo un rapporto McKinsey). Associando ciò agli effetti della crisi non ci sorprende che ci si sforzi di “fare meglio con meno”.

L’Italia è in questo campo uno dei Paese più virtuosi in Europa: nell’ultimo decennio il consumo assoluto di materia è diminuito da noi del 23%, il che equivale a 220 milioni di tonnellate di materiali in meno all'anno estratti dal pianeta. Se consideriamo poi i rifiuti generati rapportati al valore della produzione scopriamo di essere addirittura i più virtuosi in Europa: con 40,1 tonnellate di rifiuti nel 2012 per milione di euro prodotto (nel 2008 erano 45,3) precediamo Spagna (52), UK (54) e Germania (65,2), mentre il valore medio della UE allargata è più del doppio (89,9). Risultati importanti si riscontrano anche nell’efficienza energetica: le nostre imprese tra il 2008 e il 2012 hanno ridotto di quasi il 30% (20% se rapportati alla produzione purtroppo in calo) gli input energetici destinati alle attività produttive.

Ma la questione forse più interessante è comprendere se questo virtuosismo abbia natura congiunturale o se invece stiamo vivendo una fase di profonda trasformazione della nostra economia. I principali organismi internazionali (OCSE, UNEP, UN oltre alla CE) a partire dal 2009 hanno evidenziato la necessità di realizzare un disaccoppiamento (decoupling) tra uso delle risorse e sviluppo, per evitare il progressivo depauperamento delle risorse sul Pianeta e trovare un nuovo equilibrio più sostenibile e, possibilmente, equo. L’Europa e, all’interno di essa l’Italia, sembra aver preso questa strada, anche a causa dello shock generato dalla crisi. Sarà interessante comprendere se di vero disaccoppiamento si tratta quando, auspicabilmente, torneremo a crescere.

Dentro questo interrogativo se ne schiude però un altro più legato alla nostra manifattura. L’Italia, in cui i distretti storicamente hanno sviluppato la capacità di utilizzare materie riciclate (si pensi ai panni di Prato o alle carta riciclata delle cartiere lucchesi), o dove le nostre industrie hanno sviluppato soluzioni a basso consumo (si pensi alle auto Fiat, ma anche a prodotti meno noti come le giostre), potrà essere un Paese capace in questa tendenza di sviluppare un suo spazio peculiare nella competizione internazionale? Non dimentichiamoci che molto spesso le innovazioni più importanti nascono dalla scarsità.

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