Da Starbucks a Unilever: lo stop al marketing sui social diventa marketing

Sempre di più i grandi brand che aderiscono a #StopHateforProfit, la campagna contro il razzismo che sospende gli investimenti adv su Facebook

Ci sono assunti nel marketing odierno che ormai possiamo dare per assodato, uno su tutti: l'attualità non si può ignorare e nemmeno la presa di posizione rispetto ad essa. Lo chiede ormai la stragrande maggioranza dei consumatori, italiani e non solo, a brand e insegne di tutti i settori (non a caso driver come csr e sostenibilità stanno spingendo all'acquisto di nuove marche minori).

 

 

Quello che invece è meno assodato è capire come farlo, ovvero come investire. Che poi, siamo sicuri che si debba sempre investire? Quello che sta succedendo con l'iniziativa #StopHateforProfit dimostra che la risposta è no. La campagna nata negli Stati Uniti a seguito della morte di George Floyd invita infatti il mondo del business a mettere in pausa i propri investimenti pubblicitari su Facebook, così da spingere il social a trattare con maggiore severità i contenuti razzisti e i discorsi d'odio presenti sulla piattaforma.

Ad aver aderito sono oltre 160 aziende tra cui si contano grandi nomi come Starbucks, Coca-Cola, Unilever, Verizon, Patagonia, Microsoft e Levi’s, che in alcuni casi hanno messo uno stop all'adv non solo su Facebook, ma anche sugli altri social.

 

 

Questo significa forse che stanno rinunciando a farsi pubblicità? Certo che no. Significa, anzi, che stanno facendo comunicazione di marca "a costo zero", dichiarando ovviamente la loro presa di posizione in appositi contenuti. Così non solo si risparmia sul budget, ma si fanno insieme social media marketing e social marketing cavalcando l'onda di un'indignazione sociale che almeno per ora non sembra smorzarsi e che rende il target particolarmente ricettivo.

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