Dai tempi biblici della giustizia un freno all’economia

ECONOMIA & ANALISI – C'è carenza di statistiche sui ritardi della giustizia civile. E la conoscenza del fenomeno è il primo passo per risolverlo (da MARKUP 222)

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La giustizia civile. È opinione diffusa e ben radicata che i problemi della giustizia civile in Italia costituiscano il freno maggiore al buon funzionamento dell'economia. I canali di trasmissione di queste disfunzioni sono molteplici: un quadro giuridico incerto e inefficace incentiva evasione ed elusione fiscale, riduce le concrete possibilità di fare impresa, inibisce l'afflusso di investimenti dall'estero. Con tutte le conseguenze in termini di contrazione del livello e della dinamica del prodotto potenziale, quindi del Pil effettivamente realizzato ogni anno e, infine, del benessere economico fruito dai cittadini.
Ora, essendo tutti più o meno d'accordo su un punto così rilevante, non si comprende la carenza di analisi e di statistiche sulla questione. Affermare che l'arretrato civile in Italia è a livelli abnormi o che siamo un popolo particolarmente litigioso, vuole dire poco o niente. Guardando ai dati in tabella, si può immediatamente obiettare che se per caso, come sembra ma come non sono in grado di dimostrare, appunto per assenza di informazioni attendibili, un quarto dello stock e del nuovo flusso di procedimenti avesse come litiganti un privato e un ente della pubblica amministrazione, atteso che tale patologia non si verifica negli altri paesi, allora il teorema della litigiosità italiana crollerebbe (e il distacco sull'arretrato si ridurrebbe notevolmente).

Le terapie
Non solo. Se fosse verificata la suddetta ipotesi anche le terapie muterebbero radicalmente rispetto a quanto suggerito oggi. Per esempio, ormai gli animi sono esacerbati dalla lotta sulla mediazione obbligatoria, con il nobile contributo del giudice delle leggi e con quello - meno nobile - dei fuori onda. Ora, se il nuovo contenzioso fosse largamente determinato dalla PA - nel 2011 su circa 2,4 milioni di nuovi processi almeno 540mila coinvolgono la PA - il problema non starebbe nella combutta tra avvocati disinvolti e utenti litigiosi ma nella scarsa efficienza della PA o nell'eccezionale farraginosità della normativa che presta il fianco a contenzioso. Quindi su questi versanti si dovrebbe intervenire.
L'ultima colonna della tabella racconta poi del ridotto numero di magistrati professionali (togati) rispetto alla domanda annuale (di giustizia). Se si aggiungessero i magistrati onorari le statistiche penalizzerebbero ancora di più l'Italia. Allora, una frazione non irrilevante dell'arretrato potrebbe essere correttamente addebitato non ai difetti dei tribunali quanto all'insufficienza di risorse.

Un sistema malato
Insomma, se si potesse uscire dalla trattazione polemica di questi temi si potrebbe meglio affrontare la gravissima malattia dell'inadeguatezza del sistema della giustizia civile nel complesso. Perchè l'inefficienza c'è e resta enorme. Un processo di primo grado dura in Italia mediamente 564 giorni rispetto ai 200 della Germania (538 giorni contro 310 per i divorzi contenziosi). In Italia l'attesa per una sentenza di fallimento è del 50% superiore alla Germania (1,8 anni contro 1,2) e per ottenere un pagamento di un debito commerciale tra privati - dal momento della nascita dell'obbligazione a quello del suo soddisfacimento effettivo - in Italia ci vogliono più di 1.210 giorni contro i meno di 400 dei tedeschi. È ovvio che con questi distacchi la competizione con la Germania è pura illusione. Ed è altrettanto ovvio che fare impresa e rischiare, secondo le regole del mercato e della società civile, è da noi ormai quasi impossibile. E senza imprese non c'è crescita nè occupazione, con buona pace di qualsiasi sussidio o incentivo. Per cominciare a risolvere il problema bisognerebbe ricordare che la giustizia è per i cittadini e dei cittadini. Non è proprietà esclusiva di magistrati e avvocati.

Allegati

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