Dalla crisi si esce soltanto se l’Europa si consolida

ECONOMIA & ANALISI – Secondo l'opinione di Giuseppe Tripoli, del ministero per lo Sviluppo, il passaggio chiave per la ripresa è la stabilità politica in Italia e nella Ue (da MARKUP 214)

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Parola di economista e non di uno qualunque. John Kenneth Galbraith ebbe a scrivere che gli economisti servono soprattutto per dare credibilità agli astrologi. Per questo non può meravigliare la premessa con cui ha esordito al Retail & Consumer Summit Giuseppe Tripoli, Capo dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione del Ministro dello Sviluppo Economico e Garante per le micro piccole e medie imprese.
Il Summit, organizzato presso la sede del Sole 24 Ore dalle testate retail del Gruppo, MarkUp e Gdoweek, ha visto la partecipazione, con numeri da record, 2000 iscrizioni, di esponenti del mondo della distribuzione, della produzione e della consulenza.

Il dibattito
E veniamo alla premessa di cui diciamo sopra . Giuseppe Tripoli è stato intervistato dal direttore di MarkUp e Gdoweek, Mattia Losi, sulle prospettive dell'economia italiana e sulle previsioni di un'uscita dalla crisi. Solo poche ore prima, però , si era chiuso il Consiglio dei ministri che aveva licenziato il decreto stabilità con la mossa a sorpresa dell'aumento delle aliquote Iva, controbilanciato da una riduzione poco convincente delle aliquote Irpef. Su questi aspetti Tripoli, sia per la mancanza di elementi oggettivi (al momento l'unica documentazione disponibile era il comunicato stampa di Palazzo Chigi) sia per comprensibile prudenza dovuta al suo ruolo non ha rilasciato dichiarazioni. Non si è però sottratto alle analisi di scenario. "L'economia - ha esordito- è la scienza più inesatta in natura. Nessuno nel 2007 era in grado di prevedere anche se certamente alcuni sapevano. Non occorre essere dei complottisti per pensare che chi si occupa di analisi dei fondi e nei mercati deve operare giorno dopo giorno fosse consapevole della situazione. Per i prossimi anni il passaggio chiave sarà vedere se il consolidamento del processo di integrazione europea farà passi decisivi in avanti. Da questo punto di vista è molto importante la nascita del fondo Salva stati, che però necessariamente deve essere supportato da strumenti politici politici forti a tutela della credibilità dell'euro qualsiasi paese utilizzi lo scudo".

Le elezioni
I passaggi chiave avverranno nel 2013 con le elezioni nel nostro Paese e soprattutto con il voto in Germania. "Un paese. ha rilevato Tripoli- che ha sì un ruolo di guida nell'Unione monetaria, ma ora ha due anime, una europeista e una antieuropeista, con una divaricazione che si è manifestata in maniera evidente con i contrasti scoppiati in seno alla Bce tra i due membri della Bundesbank".

Il costo del debito
Lo spread è un problema per tutti. 100 punti di maggiorazione nel rapporto Btp/Bund apportano un costo per le finanze pubbliche di 50 miliardi in tre anni secondo le stime della Banca d'Italia.
"Le cifre in gioco - sottolinea Tripoli - sono quindi di enormi dimensioni per noi. Ma la Germania sa bene di essere la maggiore beneficiaria dell'euro perché la moneta unica le ha permesso di guadagnato rilevanti quote nell'export e non ha nessun interesse a far sì che nasca un euro a doppia velocità.
Il 50% del Pil tedesco deriva dalle esportazioni e la maggior parte dei proventi origina dall'area euro. Negli ultimi mesi la recessione ha fatto sì che nei paesi a rischio siano drasticamente scesi i consumi e la Germania ne sta risentendo.

Internazionalizzazione
L'export è fondamentale ovviamente anche per l'Italia, il saldo positivo della bilancia commerciale finora è riuscito a limitare la discesa del PIl. Ma non possiamo pensare di fare da soli. "Nessun paese della Ue ormai può più moversi per suo conto - ha concluso Tripoli- perché gli accordi commerciali vengono decisi a livello comunitario. Adesso la Ue sta trattando con il Giappone, e come in tutti gli altri accordi con bisognerà valutare un bilanciamento degli interessi. " Per non fare come è successo con la Corea, che ha costretto l'automotive a forti perdite di quote di mercato mentre altri settori, come il tessile, hanno ricavato ingenti guadagni dall'abolizione dei dazi.

Allegati

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