Decreto Cura Italia, il Governo al fianco del sistema agroalimentare

Il provvedimento riconosce una volta in più la centralità strategica in questa fase della filiera agroalimentare nazionale nella sua interezza

Il Consiglio dei ministri ha approvato lunedì 16 marzo 2020 il decreto “Cura Italia”. Il provvedimento riconosce una volta in più la centralità strategica in questa fase della filiera agroalimentare nazionale nella sua interezza e dà un primo importante sostegno finanziario, finalizzato ad arginare l’emergenza #Coronavirus (qui un focus su tutte le misure per lavoro e imprese). “Liquidità e sostegno a lavoratrici e lavoratori, imprese, persone più fragili con l’ampliamento del Fondo indigenti: sono le linee guida lungo le quali ci siamo mossi per garantire la filiera, essenziale al Paese insieme a quella sanitaria” ha riconosciuto Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole. Sono migliaia gli imprenditori ai vari livelli della catena alimentare in difficoltà ma che producono, coltivano, allevano animali, pescano, trasformano il cibo e lo trasportano nelle varie aree del Paese. “Il bene-cibo è essenziale e dobbiamo essere grati all’intera filiera alimentare per quanto sta facendo e continuerà a fare”.

 

 

Titolare del Mipaaf, la ministra Teresa Bellanova
Le misure

Nel testo sono previsti per la parte alta della filiera: un Fondo da 100 milioni di euro a sostegno delle imprese agricole (e per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca); lo stanziamento di 100 milioni ulteriori per favorire l’accesso al credito delle imprese agricole e della pesca; l’aumento dal 50% al 70% degli anticipi dei contributi Pac a favore degli agricoltori, per un valore complessivo di oltre un miliardo di euro. Poi, cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori agricoli e della pesca e tutele per i lavoratori stagionali senza continuità di rapporti di lavoro; indennità per i lavoratori agricoli a tempo determinato; aumento di 50 milioni del Fondo indigenti per assicurare la distribuzione delle derrate alimentari (che si aggiungono ai 6 milioni destinati nei giorni scorsi all’acquisto di latte crudo, in accordo con il Tavolo spreco alimentare); sospensione delle rate fino al 30 settembre per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie; il rafforzamento del Fondo per la promozione dell’agroalimentare italiano all’estero.

 

 

A queste si aggiungono le misure di carattere complessivo relative ai lavoratori, alla sospensione di versamenti tributari, previdenziali e assistenziali. Come, ad esempio, i 100 euro per le lavoratrici e i lavoratori che continuano a lavorare nel mese di marzo, tra cui tutti quelli della filiera alimentare. E il sostegno alle famiglie, dai congedi parentali straordinari ai voucher baby-sitting.

In questo momento non c'è il rischio di carenze nei supermercati. Certo, ci sarà un cambiamento dei consumi, il retail conquista spazi mentre il fuori casa è in una situazione di forte criticità” ha ricordato il presidente di Centromarca nella sua intervista diffusa da Repubblica il 16 marzo. Si tratta di uno spostamento di baricentro che “in termini di volumi non credo impatterà il consumatore finale”.

Francesco Mutti, presidente di Centromarca

Francesco Mutti, il presidente di Centromarca, associazione confindustriale che riunisce le industrie di marca, individua nell'occasione altri problemi. In uno scenario complesso come quello che si è delineato, la priorità è “Vedere la capacità effettiva del governo di intervenire, essere un unico sistema Paese, far fronte comune evitando divisioni, comprendendo le singole necessità. È la cosa migliore da fare”.
 
Fra le tutele per le aziende di produzione agroalimentare, Mutti ha ricordato la necessità di maggiori aperture rispetto alla possibilità del controllo delle temperature delle persone in ingresso. “È diventato un tema da quando si è messa in mezzo la questione della privacy: da un lato le imprese vorrebbero provare le temperature, dall'altro è una questione di materia giuridica”. Questo perché i dipendenti sono noti all'azienda, non anonimi come i viaggiatori che transitano negli aeroporti sottoposti a termo scanner.

Altra criticità, di tipo commerciale, riguarda l'indebolimento del concetto di made in Italy e il possibile espandersi di meccanismi psicologici di distanziamento soprattutto degli stranieri dai prodotti italiani.

Intanto dal mondo dei trasporti, per voce delle associazioni di categoria, si chiede a Guido Barilla, presidente del gruppo, la possibilità di un intervento presso la committenza che si occupa del food affinchè essa sia sensibilizzata il più possibile per assicurare, a chi con il proprio impegno consente ad un sistema di non fermarsi, trattamenti adeguati e si ponga fine a certi atteggiamenti poco civili che ancora si registrano. “Gli autotrasportatori non sono gli untori ma consentono -è questo il concetto che va ribadito con forza secondo Conftrasporto- alla gente di alimentarsi, ricevere i medicinali indispensabili ed alle aziende che ancora producono di poterlo continuare a fare”. 

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