Doc Generici: al servizio di farmacie e pazienti

L’azienda potenzia il processo d’informatizzazione interno per sostenere il ruolo della farmacia nella gestione di questi prodotti (da Mark Up 293)

Assicurare il confronto costante con farmacisti, medici e clienti-pazienti, i tre target di riferimento: con questa finalità Doc Generici, player di primo piano nel segmento dei farmaci generici, ha effettuato un cospicuo investimento nello sviluppo digitale, agevolando il dialogo intra-filiera fra i professionisti della salute, e coltivando la relazione fra il brand e i cittadini, con diverse campagne di comunicazione. Un processo di digitalizzazione, che verrà mantenuto ed incrementato in futuro, come spiega Emanuele Loiacono, direttore commerciale della società.

 

 

Come sta andando il segmento dei farmaci generici?

Il settore, se contestualizzato nel perimetro farmaci a brevetto scaduto, si aggira intorno al 30% a volume e al 24% a valore. In un comparto che vale 1,1 miliardi di euro, circa l’85% del mercato dei generici è realizzato da cinque aziende tra cui DOC Generici, l’unica tra queste ad operare solo sul mercato italiano, nonché uno dei primi tre player nazionali del settore.

 

 

Come si promuove il farmaco generico presso il cliente-paziente?

Commercializzando e distribuendo oltre 500 farmaci etici, la farmacia rappresenta il nostro canale distributivo d’elezione e il farmacista è il nostro referente principale, per il suo ruolo nello spingere la vendita dei medicinali equivalenti. Come previsto dalla normativa, è il farmacista che deve suggerire l’utilizzo del farmaco equivalente prima di ogni dispensazione, in un Paese come l’Italia in cui la differenza tra prezzo del farmaco generico e quello del brand è a carico del paziente. Per questo il consiglio del farmacista verso questi prodotti rafforza il rapporto con il cliente e contribuisce a ridurre la spesa sostenuta dal paziente. Una spesa che vale circa un miliardo di euro l’anno.

Strategica la formazione del farmacista, quindi?

Certo. Che siamo riusciti a fare anche in un anno particolare come il 2020. Abbiamo fornito contributi non condizionanti per corsi di formazione attraverso diverse piattaforme web che ci hanno permesso di non interrompere il dialogo continuo con i professionisti sanitari. Inoltre, i nostri informatori scientifici e agenti hanno rappresentato un riferimento costante per medici e farmacisti di tutta Italia: si sono resi sempre reperibili, anche da remoto. Sin dalle prime avvisaglie di emergenza sanitaria, infatti, abbiamo lavorato per restare vicini a farmacisti e medici, promuovendo una più fattiva collaborazione fra i diversi attori della filiera sanitaria esplorando aree di possibile sinergia. Le abbiamo individuate in realtà territoriali costituite da farmacisti, medici, associazioni di pazienti e infermieri, aggregazioni spontanee che abbiamo aiutato a rafforzare facendo da collante fra le parti. È chiaro che abbiamo organizzato iniziative riservate alla farmacia.

Ci fa qualche esempio?

In pieno lockdown, abbiamo stretto una partnership con Pharmercure.com, piattaforma web per l’home delivery di farmaci con o senza ricetta. L’iniziativa è nata sia per limitare gli spostamenti dei cittadini (e contenere il rischio di contagio) sia per fornire un sostegno ai farmacisti in prima linea. Grazie al progetto, abbiamo consegnato gratis a domicilio 2.000 medicinali e prodotti da banco ordinati via web. Il servizio, dapprima attivo solo in Lombardia, con l’estate è stato esteso ad alcune città di Piemonte ed Emilia Romagna, nonché a Roma e a Napoli.

Quindi avete potenziato le soluzioni digital?

Già da tempo stiamo lavorando sull’evoluzione tecnologica della nostra azienda. La contingenza sanitaria ha accelerato il processo, spingendoci a forti investimenti nei sistemi digitali più avanzati. Una scelta che ha permesso al nostro personale e ai nostri interlocutori di perseguire i propri impegni professionali evitando di gravare sull’organizzazione quotidiana del proprio lavoro. Oggi e in futuro, la comunicazione digitale rappresenta una soluzione imprescindibile per essere al fianco di medici e farmacisti garantendo la massima tutela ai dipendenti e alle loro famiglie.

Con il digital cambia anche il dialogo con il cliente finale.

Infatti, abbiamo implementato la comunicazione attraverso i social. Siamo un’azienda attiva e presente sui canali digitali, con community numerose sia su Facebook, dove contiamo circa 185.000 follower, sia su LinkedIn (circa 15.000 follower). Sin da febbraio abbiamo rivisto i nostri piani editoriali, in modo da poter comunicare in modo più coerente creando contenuti basati su fonti certe e attendibili: un impegno che abbiamo assunto per aiutare in concreto cittadini con informazioni sicure, a fronte del dilagare di fake news.

Abbiamo anche lanciato uno spot televisivo nel periodo più difficile della emergenza Covid, per sottolineare l’impegno e la vicinanza di Doc Generici a tutti gli operatori sanitari, ma anche per ricordare a medici, farmacisti e pazienti l’importanza di non sottovalutare il bisogno di continuare ad occuparsi anche di tutte le altre cure.

Come è nata Doc Generici

Quest’azienda tutta italiana, che rappresenta un punto di riferimento nel segmento dei farmaci generici, è nata a Milano nel 1996, grazie alla scelta di tre gruppi farmaceutici di unire le proprie forze: Chiesi Farmaceutici, Zambon e Apotex. Acquisita nel 2013 dal fondo europeo di private equity Charterhouse Capital Partners LLP, la società rafforza ulteriormente il proprio ruolo nella produzione di farmaci di alta qualità, soprattutto per il mercato interno ed europeo. Nel 2019 Doc viene acquisita da ICG Europe in partnership con Merieux Equity Partners.

Grazie a questo deal, Doc Generici consolida la propria leadership sul mercato dei generici, raggiungendo una market share del 16,5%.

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