Si conclude la saga Esselunga e Moody’s la declassa

Esselunga
Dopo la fine dell'arbitrato per la cessione del 30% alle azioniste di maggioranza Giuliana e Marina (costo: 1,8 miliardi) arriva anche il nuovo rating

Ultimo aggiornamento al 30 marzo 2020 a fondo pagina

Un punto che mette la parola fine alle vicende ereditarie della famiglia Caprotti su Esselunga. L'arbitrato iniziato oltre un anno fa assegna infatti alla holding Supermarkets Italiani un valore di 6,1 miliardi di euro.

Il 30% detenuto dai figli del fondatore Giuseppe e Violetta Caprotti vale quindi 1,8 miliardi (915 milioni a testa). Questa la cifra che dovranno pagare cash (entro 30 giorni dal deposito dell'arbitrato) per ottenere la relativa quota la vedova Giuliana Albera e l'altra figlia Marina, detentrici di circa il 70% del capitale che passeranno così al 100%. Il closing dell’operazione di acquisizione è previsto per il 27 aprile 2020.

Nel dettaglio, le azioniste di maggioranza hanno comunicato a Esselunga che il prezzo di acquisto sarà corrisposto "mediante una combinazione di apporto di capitale da parte delle due per un ammontare pari a euro 535 milioni e debito bancario derivante da linee di credito messe a disposizione da un pool composto da principali istituti di credito italiani e internazionali per un ammontare pari a 1.312 milioni di euro". Un aggiornamento successivo ha reso poi noto l'ingresso di Unicredit nel capitale dell'azienda, che sosterrà il riassetto del gruppo con 435 milioni per una quota di immobili Esselunga. Parliamo nello specifico di La Villata, società cui fa capo la netta maggioranza dei punti di vendita dell'insegna.

Era settembre 2016 quando su queste pagine annunciavamo la scomparsa di Bernardo Caprotti, patron di Esselunga che fece la storia della gdo italiana. Da lì l'apertura del testamento, che lasciava alla vedova Giuliana Albera e alla figlia Marina Sylvia la quota libera a disposizione, rendendole azioniste di maggioranza.

Ora che l'arbitraggio si è concluso propendendo per il valore ipotizzato da Giuseppe e Violetta, che parlavano di 7 miliardi, anziché dei 4 indicati dagli advisor di Marina e Giuliana, non resta che da vedere quali saranno le decisioni successive prese dalle due. Ricordiamo, senza alludere ad alcuna ipotesi, che la volontà del defunto fondatore in merito ad eventuali cessioni era "mai alle coop, sì agli stranieri".

I commenti in una nota arrivata direttamente da Esselunga:

Giuliana Albera Caprotti e Marina Sylvia Caprotti hanno dichiarato: “Siamo orgogliose di poter continuare il nostro impegno personale per lo sviluppo e il successo di Esselunga e abbiamo grande fiducia nel team dirigenziale e in tutte le persone che lavorano nel Gruppo”.

Sami Kahale, Ceo di Esselunga, ha sottolineato: “Siamo molto soddisfatti di apprendere che le nostre azioniste di maggioranza abbiano apportato capitali propri in misura così significativa per il futuro di Esselunga. Grazie a questa decisione proseguiremo con determinazione l’esecuzione del nostro piano industriale di cinque anni che è iniziato nel modo migliore. In questo difficilissimo periodo di emergenza siamo interamente concentrati nel servire la nostra comunità”.
IL DECLASSAMENTO DI MOODY'S
A seguito della chiusura dell'operazione il 25 marzo è arrivato il declassamento di Esselunga dall'agenzia di rating Moody's, che ha risolto la review for downgrade avviata il 17 gennaio 2019 portando il rating di Esselunga a Ba1 dal precedente Baa2. Un ribasso spiegato ampiamente dall'agenzia in apposito comunicato, ma che in sostanza risale a due fattori. Primo: le società controllanti saranno fuse in Esselunga e, di conseguenza, questa, con le sue azioniste di maggioranza, si assumerà interamente gli obblighi relativi a un "significativo debito". A questo fattore si aggiunge l'attuale clima di crisi e incertezza da coronavirus Covid-19, che colpisce maggiormente proprio le regioni italiane dove Esselunga è più presente.

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