La filiera di riutilizzo dei rifiuti vale 88 miliardi ma occorre investire anche a livello normativo. L’industria alimentare può fare molto, con un occhio al legislatore comunitario

il Forum Sostenibilità 2018 ha dedicato un particolare focus all’economia circolare e ai progressi in materia. Permettendo di fare il punto sul tema sostenibilità in ambito italiano. La crescente pressione sulle risorse naturali del pianeta ha reso del resto il tema della sostenibilità quanto più di attualità e urgente. È determinata dall’aumento della popolazione mondiale. E da una conseguente sempre maggiore richiesta di risorse scarse. Vi sono, però, alcuni segnali positivi che meritano di essere presi in considerazione. Alcuni arrivano direttamente dall’Italia.

 

 

Italia regina delle materie seconde

L’Italia è, infatti, contro ogni aspettativa, su un cammino virtuoso in ambito di circolarità. Ciò emerge in particolar modo nell’ambito del riuso. Secondo uno studio commissionato dal Conai (Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi), l’Italia è leader in Europa di economia circolare. Queste stime riportano un valore di più di 88 miliardi di euro di fatturato per la filiera di riutilizzo dei rifiuti. Oltre a questo, i dati mostrano come questo settore dia lavoro ad oltre 575mila addetti. Diventa ogni anno più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati. Nel Belpaese, infatti, l’impiego di materie seconde è fondamentale. Ormai è di consuetudine per molti settori manifatturieri e in particolare per alcuni settori strategici, come la produzione siderurgica e metallurgica. Di tutto l’alluminio prodotto in Italia (oltre 900mila tonnellate nel 2017) il 100% proviene dal riciclo.

Il fatto che l’economia italiana sia oggi la più performante in Europa per circolarità di materia, produttività delle risorse e capacità di riciclo, tuttavia, non perette di continuare questo viaggio con il pilota automatico

Ferrero, l’impegno dei privati

In questo contesto, bisogna sottolineare, come il ruolo legato al legislatore sia particolarmente importante e delicato. Al Forum Sostenibilità vi è stata la testimonianza di Ferrero. Qui si parla di sostenibilità ancora prima della realizzazione del prodotto stesso. Si parte dalle stesse materie prima che sono sostenibili in termini di qualità, di rispetto dell’ambiente, del territorio e di diritti dell’uomo.

 

 

Già negli anni ’50 Michele Ferrero parlava di “sacco conosciuto”, cioè il sacco delle fave di cacao che doveva essere tracciabile per ogni singola fava. Una sorta di blockchain ante litteram. Ferrero, oggi, punta su standard qualitativi molto alti legati al Ferrero Farming Values. Si tratta di un programma globale volto a diffondere le buone pratiche agricole e sociali attraverso la filiera, lavorando insieme agli agricoltori. Ad esempio in Turchia vengono coinvolti oltre 40.000 piccoli agricoltori parte del programma. Questo perché la filiera è essenziale per essere sostenibili. I partenariati strategici in tal senso danno garanzia di efficacia e implementazione di cambiamenti sistematici. Laddove il singolo attore avrebbe poco impatto, per via della complessità delle tematiche.

La sfida nasce in Ue

A livello europeo, il Parlamento ha approvato lo scorso aprile un pacchetto ad hoc. Stabilisce per l’Ue ambiziosi obiettivi di riciclaggio (e bisogna sottolineare che il tasso di riciclaggio è diverso dalla sola raccolta differenziata) e di riduzione delle discariche. Questi nuovi obiettivi sono giuridicamente vincolanti su questi punti e con scadenze prestabilite. Più nello specifico, il pacchetto stabilisce due obiettivi comuni per i paesi membri. Il primo è il riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025. Questa quota è destinata a salire al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Il secondo obiettivo è il riciclo del 65% dei rifiuti di imballaggi entro il 2025 (70% entro il 2030) con obiettivi diversificati per materiale.

Materiale Entro il 2025 Entro il 2030
Tutti i tipi di imballaggi 65% 70%
Plastica 50% 55%
Legno 25% 30%
Metalli ferrosi 70% 80%
Alluminio 50% 60%
Vetro 70% 75%
Carta e cartone 75% 85%

(Fonte: Parlmento europeo, http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20170120STO59356/pacchetto-sull-economia-circolare-nuovi-obiettivi-di-riciclaggio-dell-ue)

Queste nuove regole coinvolgono anche le discariche. Prevedono un obiettivo vincolante di riduzione dello smaltimento in discarica. Entro il 2035 al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani potrà essere smaltito lì. Il nuovo pacchetto legislativo Ue risulta particolarmente necessario e strategico. Il panorama di norme è a volte molto confuso e difficilmente interpretabile. Infatti, l’assenza di strategia nelle norme fa si che queste abbiano una durata breve. E ciò specialmente oggi che le strategie intervengono su un'economia globalizzata, che rende difficile e più complessa la traduzione normativa.

Indirizzo chiaro

Dare, invece, un indirizzo chiaro contribuisce al raggiungimento degli obiettivi. Da qui discende, quindi, la necessità di un nuovo approccio culturale al tema. Che riveda in ottica nuova anche le procedure di controllo di applicazione delle leggi. Tant’è che taluni hanno addirittura espresso la necessità dell’istituzione di una magistratura speciale, dedicata alle questioni ambientali. Proprio sulla base della complessità e veloce evoluzione del diritto ambientale. È importante, inoltre, che vi siano i corretti stimoli nel Paese perché il passaggio all’economia circolare concretizzi anche aspetti fortemente correlati ad essa.

A titolo esemplificativo, possiamo citare la rendicontazione finanziaria integrata con quella non finanziaria (finalizzata a fornire una visione complessiva dell’impatto dell’impresa sull’ambiente e la società). Oppure il cambiamento dei criteri con i quali si individuano le imprese cui fare credito e gli investimenti a impatto sociale. Inoltre, bisogna, pure, scardinare l’idea semplicistica, molto diffusa, che farebbe coincidere l’economia circolare con la sola attività del riciclo. Al contrario, si tratta di una filiera che prevede anche una parte industriale legata ad esempio alla sharing economy. Questa è parte dell’economia circolare.

Impianti di recupero

Così come l’impiantistica per il riutilizzo dei materiali riciclati. In merito agli impianti, in Italia, il loro numero è ancora esiguo. Vi è troppa miopia nei proclami di apertura di tali strutture (quando vi è comprensione della loro utilità). Come se non si tenesse in considerazione il tempo necessario (a volte particolarmente lungo) perché tali impianti possano entrare in funzione a pieno regime.

 

Condividere gli standard

La questione della standardizzazione è stringente. Per far si che l'economia circolare davvero decolli in tutta la sua potenzialità, è necessaria una partnership pubblico-privata. In grado di utilizzare degli standard ecologici condivisi (sia a beneficio di una autodiagnosi delle aziende, sia a beneficio del pubblico). Esemplificativo, in tal senso, è il lavoro di GS1 Italy. Gli standard GS1 sono un linguaggio comune per identificare, catturare e condividere le informazioni lungo la supply chain. Assicurano che le informazioni importanti siano accessibili, corrette e facilmente comprensibili.

L’economia circolare è fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli impatti negativi. Ciò non di meno, la sua ratio non è solo da intendere come fattore difensivo. Ma anche di opportunità di nuovi business, di innovazione tecnologica, di nuovi posti di lavoro, consentendoci di vivere in un mondo più pulito, gratificati anche da significativi e tangibili ritorni economici. È possibile, oltre che necessario, disaccoppiare la crescita economica, sociale, ecc. dal consumo di materiale ed energia.

17 obiettivi

A lungo, l’idea di sviluppo sostenibile è stata associata alla questione ambientale. Ovvero alla necessità di coniugare lo sviluppo economico con il rispetto del pianeta e dei suoi limiti.

Tuttavia, con l’adozione dell’Agenda 2030, sottoscritta nel settembre 2015 da tutti i Paesi membri dell’Onu, lo sviluppo sostenibile è diventato sinonimo di una visione del mondo. Di un’attività umana che abbraccia, in modo integrato, ambiente, economia e società. Attribuisce alla governance delle imprese e dei processi decisionali pubblici un ruolo centrale per conseguire un benessere equo e sostenibile. Concretizzazione strategica di questo impegno internazionale si trova nella redazione di 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Sono accompagnati da ben 169 Target che li dettagliano e da conseguire entro l’anno 2030.

 

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