Economia circolare: una risposta alla crisi ambientale

Economia Circolare
GS1 Italy nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile propone tre webinar sull’impatto dell’Economia Circolare nel supporto alla salute planetaria. Il rifiuto diventa una risorsa

Pensare al rifiuto come risorsa: ecco come si può riassumere una strategia vincente per il futuro. Di fatti, puntare su valorizzazione dei residui del consumo, sull'estensione del ciclo di vita dei prodotti, sull'impiego di materie prime da riciclo e di energia da fonti rinnovabili, e sulla condivisione delle risorse rappresenta la via maestra per scongiurare una crisi ambientale gravissima, di cui i cambiamenti climatici sono solo la punta dell’iceberg.

 

 

Queste sono solo alcune delle riflessioni emerse dal primo di tre webinar gratuiti (i prossimi avranno luogo in data 22/10/2020 e 5/11/2020) organizzati da GS1 Italy, nella cornice del Festival dello Sviluppo Sostenibile, che hanno l’obiettivo di indagare l’impatto dell’economia circolare nel supporto alla salute planetaria e nella creazione di un mondo più resiliente, competitivo e sostenibile nel contesto attuale, presentando, nell’appuntamento conclusivo, un tool di misurazione di circolarità nel largo consumo.

La tematica dell’economia circolare è caratterizzata da  un senso d’urgenza per la precarietà di molti ecosistemi, che nel corso del tempo sono stati snaturati da un uso smodato e poco accorto delle risorse del pianeta. Non è purtroppo, infatti, un caso che ogni anno l'Earth Overshoot Day, ovvero il giorno che indica l’esaurimento ufficiale delle risorse rinnovabili che la terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni, si avvicini sempre più. In questo frangente, bisogna però notare come il 2020 si ponga in contro tendenza rispetto agli anni precedenti, e  questo a causa della crisi economica dovuta al lockdown, che ha determinato una contrazione nei volumi di Co2 nell’aria, portando la data dell’Overshoot Day 2020 al 22 agosto, contro il 29 luglio del 2019.

 

 

A questo riguardo, al momento sono parecchi gli studi che mettono in correlazione la pandemia al tema dell’economia circolare, ed in generale alla crisi ambientale: se da un lato l’inattività economica è servita come freno inibitore per le emissioni di gas, dall’altra il new normal dettato dalla forzata convivenza con il virus impatta fortemente su consumi (mascherine monouso, overpackaging, rinuncia allo sharing e al mercato secondario, ritorno alla plastica, massiccio utilizzo di agenti chimici per la disinfezione, ecc.) e  produzione (quarantena delle merci, riorganizzazione delle supply-chain, ecc.) rimettendo in condizioni di parità l’impatto sull’ambiente, e, quindi, imponendo una presa di posizione pragmatica che non può essere più rimandata. L’obiettivo è sempre quello esplicitato nella definizione, che risale al 2012, di economia circolare data dalla Ellen MacArthur Foundation, per cui il sistema economico si ponga come ristorativo e rigenerativo per intenzione e design.

In tal senso, l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile condividono un metodo: bisogna agire in sinergia e spirito di collaborazione tra soggetti pubblici e privati, pubbliche amministrazioni, imprese, università e centri di ricerca, al fine di favorire un apprendimento reciproco che promuova la consapevolezza degli impatti futuri delle scelte prese, la responsabilità verso gli altri (anche se lontani nel tempo) e la condivisione informata di problemi e soluzioni, verso un cambiamento sostanziale dei processi decisionali.

È altresì vero che il tema non è nuovo: se gli economisti iniziarono a domandarsi quale fosse la relazione fra economia e ambiente già nei primi anni Settanta, senz’altro un dibattito politico più sistematico sulla sostenibilità si avviò con la Conferenza di Stoccolma del 1972, l’avvio in seno all’ONU dell’UNEP (United Nations Environment Programme), l’istituzione della Commissione mondiale Brutland per l’ambiente nel 1983 d gli atti internazionali che ne seguirono. Oggi, i 17 obiettivi sullo sviluppo sostenibile al 2030 (SDGs – Sustainbale Development Goals) e il recente (e coraggioso) Green Deal della Commissione europea con l’obiettivo (quasi utopico) della totale decarbonizzazione dell’UE entro il 2050, tentano di tenere alta l’attenzione sul tema.

Tuttavia, sono pienamente visibili le conseguenze di un indifferenza intergenerazione che chiedono ora un radicale cambiamento nelle logiche socio-economiche e nelle scelte delle istituzioni. La buona notizia è che questo cambiamento è ancora, in una certa misura, possibile, come è stato dimostrato dalla diminuzione delle emissioni legato allo stop delle attività durante il confinamento. Certo è che la soluzione non sta nell’inattività, bensì in un’attività economica più illuminata e consapevole.

A tal proposito, il Prof. Marco Frey della Scuola Universitaria Superiore Sant'Anna di Pisa, intervenuto nel suddetto primo webinar della triade pensata da GS1 Italy, ha portato a esempio dei casi del pagamento dei servizi ecosistemici a cura di aziende che sono servite in una logica win-win per salvaguardare business e ambiente. Si tratta dei casi dell’acqua francese Vittel, la cui fonte rischiava di essere pesantemente inquinata dall’utilizzo dei nitrati nelle attività agricole circostanti; e di Findus, che è riuscita ad intervenire sul cosiddetto overfishing di merluzzo in mare aperto in seguito ad un’azione che ha visto coinvolti i pescatori loro fornitori (e non solo).

Inoltre, dai dati dell’Osservatorio Immagino, a cura di Nielsen e GS1 Italy, il cui compito è quello di  incrociare le informazioni riportate sulle etichette dei prodotti di largo consumo digitalizzati con le rilevazioni Nielsen su venduto (retail measurement service), consumo (consumer panel) e fruizione dei media (panel TV - Internet), è emerso che gli utenti sono sempre più attenti alle “informazioni green” presenti sui prodotti. Delle evidenze che fanno ben sperare, in un ambito in cui c’è ancora moltissimo da fare.

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