“Il tempo delle cattedrali è finito. Pubblico e retail devono lavorare insieme”

cover_Mark_Up_254Siamo a Modena, Modena Canaletto, una zona di confine, di quelle dove non ci si passa se si può farne a meno. Zona di spaccio si dice. A Modena Canaletto c’era una Coop, anche lei di confine, quasi asserragliata, con gli occhi chiusi su un parcheggio,  quasi  non  volesse  vedere.  Intorno  alcuni  negozi,  cibo per migranti. Di fronte un grande spazio, vuoto, un appezzamento  di  terreno  di  proprietà  di  Esselunga;  un  giorno,  forse aprirà anch’essa. Una situazione come tante in Italia: a pochi  chilometri  dai  cuori  pulsanti  di  città  in  ripresa,  buchi  neri lasciati a se stessi, alle comunità che li vivono, bene o male che sia, sembra non importare a nessuno. Poi ecco il progetto R-Nord che comprende, come spiegano al Comune di Modena, “un incubatore per imprese start up, un laboratorio della rete internazionale Fab Lab, con strumentazioni di base e tecnologie innovative, dalla fresatrice a controllo numerico al taglio laser fino alle stampanti 3D, un’area di co-working come momento di collegamento tra l’attività di ricerca del laboratorio e le imprese nella fase di incubazione”. Un progetto di rivitalizzazione di un’area alla quale si è aggiunta anche la ripresa in mano di Coop 3.0 di quell’avamposto modenese. E così, orte dell’entusiasmo di alcuni giovani, a quella Coop hanno aperto letteralmente gli occhi, li hanno spostati su un altro panorama, hanno messo i colori, hanno ridato centralità al cibo, hanno guardato le etnie che vivono lì intorno come a una ricchezza, un’ispirazione. Hanno aggiunto bar e gelateria e parafarmacia a insegna Coop. E per farlo hanno chiamato un grande architetto, fuori dai soliti schemi, un architetto che della vita del retail è innamorato, uno che non progetta scatole vuote, ma il mondo che generano. Paolo Lucchetta ha fatto insieme a quei ragazzi un miracolo. “All’inaugurazione -racconta- c’erano i modenesi allineati davanti e poi c’erano gli altri, i nuovi italiani,  discosti,  anche  loro  in  gruppo.  Tante  famiglie,  tanti  bambini. Sono stati i bambini i primi a staccarsi dai gruppi, a correre insieme nel parco giochi, che si inaugurava contestualmente. E così è avvenuto il miracolo: erano tutte famiglie, tutte con gli stessi problemi: i ragazzini da tirare su, lavori spesso stancanti, il fine mese. Un’unica comunità”. Oggi Modena Canaletto è cambiata, ha nuovi colori e la gente ci va volentieri. Certo hanno avuto l’appoggio di una giunta illuminata, che ha voluto  iniziare  a  sanare  un’area  costruendo  qualcosa  di  nuovo, di vibrante. Una bella storia di rivitalizzazione di un contesto urbano degradato che ci racconta di come, oggi, imprese e territorio hanno il dovere, ma anche il piacere, di poter lavorare insieme senza dimenticare che ognuno è guidato da obiettivi diversi che trovano, però, un patrimonio  condiviso  nella  comunità  di cui sono al servizio. Una missione importante per i retailer, food in primis, e poi non food che va ad accendere nuove aree, a rivificare zone lasciate a se stesse, con la formula giusta, al servizio dei clienti e dei cittadini. Che poi è la stessa cosa. Un esempio per il real estate e il Sud.

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