Editoriale – In eredità, l’orgoglio del proprio lavoro

Cristina Lazzati, direttore responsabile di Mark Up e Gdoweek

Qualche tempo fa in occasione di un incontro tenutosi a Perugia, organizzato da Conad, si è parlato di rapporti padri e figli. Sul tema si sono cimentati pensatori, economisti e scrittori; l'argomento è interessante e sicuramente da approfondire e sono molti gli spunti che offre anche per il nostro mondo (credo fosse l'obiettivo anche dell'organizzatore). Infatti, molte aziende del mondo del commercio oggi si trovano a dover scegliere di passare il testimone, scegliere se ci sono figli all'altezza del compito, manager affidabili, oppure se vendere al miglior offerente garantendo a se stessi e alla propria progenie rendite sicure. Perché proprio adesso? Da un lato, questa è la prima generazione del dopoguerra, quella che “ha fatto i soldi” negli anni Sessanta e Settanta. Parliamo del primo ricambio generazionale vero, poiché frequentemente i figli sono cresciuti in azienda, ma con mansioni minori, di affiancamento. Troppo spesso non hanno avuto l'opportunità di fare esperienza presso altre aziende, in Italia o ancora meno all'estero e se l'hanno fatto erano comunque consapevoli che, al loro ritorno, un lavoro li stava aspettando. Dall'altro lato, la longevità di corpo e di testa è un affare da secondo millennio, i nostri nonni e bisnonni non avevano la stessa “tenuta” dei loro figli, quindi vediamo attivissimi “anziani” affiancati da figli ormai di età matura che crescono con la sindrome del principe ereditario in perenne attesa della corona. Il Regno Unito insegna. Che fare? una soluzione unica ovviamente non c'è. Sarebbe facile dire agli anziani mollate tutto e andate in pensione, ma siamo certi che oltre ai beni materiali i figli abbiano ereditato la stessa spensieratezza nell'affrontare il rischio? La stessa freschezza di intuito? Lo stesso approccio verso i propri collaboratori, così determinante nella gdo? Sta svanendo la generazione della “stretta di mano”, e se è giusto e sacrosanto lasciare spazio alle nuove generazioni, dall'altro c'è la paura che gli “eredi” non abbiano la stessa grandezza dei loro padri, non per loro incapacità, ma perché tutte le aziende, comprese quelle commerciali, sono cresciute non solo in volumi, ma anche in complessità ed è tempo di adeguare l'organizzazione a questa esigenza. Infine, un invito ai padri, regalate, prima di andarverne, l'orgoglio di questo lavoro, dell'esser parte di questo settore, che vive dentro la nostra società come nessun altro. Passate ai vostri figli l'umiltà con cui avete iniziato, perché oggi tutto deve esser ricostruito. Infine, riconoscete a loro la freschezza di pensiero che vi siete riconosciuti trent'anni fa, lasciate che il cambiamento avanzi, così da non esserne travolti.

 

 

1 COMMENTO

  1. corro il rischio di andare O.T. ma vorrei fare i complimenti per la rivista e ringraziarvi per la possibilità di leggerla in formato e-magazine. Suggerirei anche di inserirne all’interno di essa e nel sito qualche pubblicità PPC.

    Buon lavoro

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