Esselunga sfrutta la bond-mania

Esselunga
Festeggiamenti in casa del retailer fondato da Bernardo Caprotti per il successo intorno al primo bond dell'azienda, nonostante il rating limitato. Sul tema, il parere di Gabriele Roghi, responsabile investimenti di Invest Banca

In casa Esselunga festeggiano il successo oltre ogni previsione per il primo bond della storia, nonostante il rating limitato dell’emissione.
In totale le richieste sono arrivate a 9 miliardi di euro contro 1 miliardo proposto. Quanto alla prima tranche da 500 milioni e scadenza a sei anni, le richieste hanno superato i 4,7 miliardi, così l’azienda del gdo ha potuto spuntare uno spread di 65 punti base sopra il midswap (parametro di riferimento), rispetto ai 90-95 stimato alla vigilia. Il bond pagherà una cedola annua dello 0,875%. Per la seconda tranche di identico importo, con scadenza a 10 anni, ci sono state richieste per 4,5 miliardi. Lo spread è sceso a 110 punti sopra il midswap, rispetto ai 135 iniziali, e la cedola annua è dell'1,875%.

Dunque è stato un debutto entusiasmante per l’azienda che il fondatore Bernardo Caprotti aveva sempre voluto lontana dal mercato e questo potrebbe spingere gli eredi ad accelerare lo sbarco in Borsa.
Tornando all’emissione obbligazionaria, Gabriele Roghi, responsabile investimenti di Invest Banca, spiega: “Si tratta di un’ottima azienda, ma il rating non era esaltante”.

La pagella di Moody’s, infatti, è Baa2.
“É da notare come i corrispondenti titoli governativi italiani a pari scadenza offrano rendimenti lievemente superiori -sottolinea l’esperto- confermando, ancora una volta, come la distorsione effettuata sui mercati finanziari da anni di liquidità a costo zero sia veramente imponente e, in alcuni casi, abbia portato a situazioni di eccesso che potrebbero, presto o tardi, riservare sorprese non gradite agli investitori”.
Questa euforia si spiega con la ricerca spasmodica di rendimenti sul mercato, ovunque essi siano presenti, data l’abbondante liquidità in circolo. “Gli investitori sono stati resi particolarmente voraci da rendimenti tutto sommato anche miseri, come effetto delle politiche di allentamento monetario somministrate dalle banche centrali che hanno stravolto il normale rapporto rischio rendimento, portando soprattutto il mercato obbligazionario in uno stato particolarmente complicato da definire, vista la mancanza di ogni riferimento oggettivo di differenziazione degli emittenti e del relativo rischio”, aggiunge Roghi.

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