Eurolandia tornerà centro del mondo quando riuscirà l’aggancio a Eurafrica

Primo Piano – L’Europa da sola non potrà raggiungere l'economia americana e cinese se non integrandosi con il continente africano (da MARK UP 199)

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• Posizione geografica dell'Unione europea
• Tessuto economico europeo a base Pmi

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• Resistenze diffuse alla vera integrazione
• Ritardi marcati nell'internazionalizzazione dei team manageriali

La recente presentazione del libro I trend economici del futuro, edito da Gruppo 24 Ore, ha permesso alla redazione di incontrare una volta ancora il professor Hermann Simon, consulente di economia e marketing che ha firmato con Danilo Zatta questo ultimo studio. Sei sono le dinamiche che i due analisti individuano quali principali elementi di spinta per le imprese destinate a crescere nel prossimo decennio. Globalizzazione accelerata, maggiore influenza della politica, maggior legame fra management e capitale, spostamenti tettonici nel mondo dei prodotti, comportamento dei clienti in costante evoluzione, interconnessione totale: la lettura del libro fornirà ai manager chiavi di interpretazione delle sfide da affrontare e delle scelte da prendere, in un'ottica di lungo termine.
MARK UP ha abusato di tale capacità interpretativa, per sottoporre ulteriori segnali provenienti dal mercato. Ottenendo riflessioni a margine, che qui vengono proposte ai lettori.

EUROPA

Eurolandia grande mercato?
Imprigionare lo sguardo all'Europa è un grande errore, in vista delle limitazioni demografiche e delle dinamiche di sviluppo interne. I grandi mercati e i potenziali di crescita si trovano fuori dall'Unione. Una cosa è certa: la crescita extracontinentale sarà più grande della crescita in Europa. Auspicabile, tuttavia, che entro il 2020 vendere nell'eurozona non sia più considerato export.

Prospettive del Pil cumulativo
Il Pil degli Stati Uniti nel 2009 è stato di 14.256 mld di dollari, quello dell'area dell'euro di 12.475 miliardi di dollari, pari all'87,5% del risultato americano, ma con una popolazione più grande (329 milioni vs 308 milioni). In termini di reddito pro capite il rapporto scende dunque all'81,9%. Anche se la zona euro si sviluppasse del 3% all'anno nei prossimi dieci anni e gli Stati Uniti crescessero solo del 2%, l'Europa avrebbe ancora raggiunto solo il 96,5% del Pil americano. Ed è improbabile che si materializzi il 3% vs 2% scenario. Non c'è alcun aggancio in vista nel prossimo futuro.

Africa quale prossimo mercato export
Negli Stati Uniti Chimerica (China & America) è diventato termine popolare. Eurafrica ha un potenziale simile. Oggi Eurafrica ha una popolazione di 1,77 miliardi di persone, Chimerica è praticamente allo stesso livello con 1,76 miliardi. Quando, però, Eurafrica avrà 2,69 miliardi di abitanti, Chimerica sarà ferma a 1,82 miliardi. Così la musica del futuro si gioca in Eurafrica. Questa è la regione di business del futuro. È la nostra sfida: educare, integrare e mescolare questa gente. L'Europa è molto vicino all'Africa: breve distanza, stesso fuso orario, lingue che si sovrappongono. Dall'altra parte la Cina è lontana dall'America in km come in fusi orari. Anche per una telefonata o un'email Pechino resta a 12 ore da New York. In particolare è una grande occasione per Italia, Francia e Spagna, dal momento che sono ancora più vicini.

Un campione nascosto?
Eurolandia vanta attualmente più campioni nascosti (hidden champions, aziende leader nel proprio settore a notorietà limitata) rispetto a qualsiasi altra regione del mondo. È già la casa dei campioni nascosti. Questa è la sua forza specifica, non una base di grandi imprese. Negli Stati Uniti, Giappone e Corea le grandi imprese dominano; invece in Europa le medie e piccole imprese formano la spina dorsale dell'economia. Questo è particolarmente vero per i paesi di lingua inglese, per la Scandinavia e per il nord Italia. È meno vero per la Francia e la Spagna. Se l'area dell'euro, come mercato intero, diventerà un campione nascosto dipende da due fattori: come noi gestiamo l'immigrazione e l'integrazione, e quanto bene educhiamo i nostri giovani imprenditori, siano essi indigeni o immigrati. Considerando il passato, c'è poco motivo di ottimismo in queste due direzioni. Spero che gli europei siano in grado di cambiare.

 

ITALIA

Export differenziante
Esportare all'interno di Eurolandia o verso i mercati extraeuropei non è fattore differenziante (anche se potrebbe essere più facile guadagnare quote di mercato nei paesi emergenti che nei mercati maturi dell'Ue). Risulta differenziante,
invece, analizzare quanti - e quali - posti
di lavoro l'Italia ottiene dalla vendita a consumatori fuori del suo territorio. Solitamente l'occupazione generata da esportazione industriale è di più alta qualificazione, superiore a quella generata con le esportazioni di servizio, garante di retribuzioni più elevate.

Più valore
Circa il 40% delle esportazioni tedesche
va nell'area dell'euro, all'incirca la stessa percentuale s'indirizza a paesi non europei. Italia vanta percentuali molto simili.
Le differenze delle esportazioni tra Germania e Italia non sono, quindi, nella tipologia delle destinazioni, ma nel livello delle esportazioni. In termini assoluti, quelle tedesche sono circa tre volte le esportazioni italiane. Su base pro capite il valore dell'export tedesco è due volte più grande del valore dell'export italiano (13.724 vs 6.785 euro per il 2009). Quando si afferma che il modello Germania dipende dalle esportazioni, va ricordato che in termini relativi non dipende dalle esportazioni più di quanto non capiti per esempio all'Italia.

Riflessioni sul futuro insieme al consulente mondiale Hermann Simon presidente di Simon-Kucher & Partners

Europa&Africa: prossimità geografica, appartenenza allo stesso fuso orario e comunanza linguistica il trampolino di lancio

La variabile dei conglomerati urbani

GLOBALIZZAZIONE

Focus sull'accelerazione
In cento anni gli scambi internazionali sono cresciuti di 1.600 volte (da 9,9 mld di Usd a 16.100 mld di Usd). Contemplando anche le esportazioni di servizi il tasso di crescita vola a 3.000 volte. Qualcuno a torto potrebbe pensare che la globalizzazione sia già un trend vecchio. Sbagliando: perché non si tratta di una crescita lineare, ma di un'accelerazione attualmente in atto. Oltre 5.000 mld di UsD di export aggiuntivo sono entrati in gioco solo nel triennio 2005-2008. L'accelerazione della globalizzazione è la tendenza che va sottolineata, guardando alla globalizzazione. Perché la globalizzazione non ha distribuito ancora la maggior parte dei suoi benefici. Basterebbe considerare le esportazioni pro capite per vedere che ci sono potenziali enormi di crescita.

Parallelismi autonomi
La convivenza fra sistemi economici che trovano espressione nel mercato interno (con cardine nel retail, soprattutto in quello alimentare) e quelli che si fondano sull'internazionalizzazione estrema proseguirà. Ci sono aziende che sono intrinsecamente locali e altre che sono all'opposto intrinsecamente globali. Un business di logistica di grandi dimensioni (come Dhl, Ups o FedEx) deve essere globale, o almeno collaborare con partner di tutto il mondo. Sull'altro versante parrucchieri, medici, consulenti, bar e locali d'intrattenimento difficilmente possono diventare aziende globali. All'interno dei settori però possiamo avere concorrenti globali e non globali, per esempio trovare Starbucks e il bar locale. Possono coesistere entrambi bene. Ci vuole cautela per giudicare in anticipo o in generale che cosa può essere globalizzato e che cosa non può essere globalizzato. Penso che il fattore di partenza dipenda in larga misura dall'ambizione imprenditoriale e dall'ingegno. Ma vedo un altro limite: la dimensione e la complessità della società. Fino a una certa dimensione, si creano le economie di scala; oltre il limite, la complessità uccide.

Le megalopoli
Noi europei non abbiamo alcuna area urbana con le problematiche tipiche delle megalopoli, con la sola eccezione di Istanbul. Conglomerati simili hanno una popolazione residente che è più grande della popolazione di una nazione media del mondo ed è molto concentrata. Difficilmente possiamo imparare, in Europa, come affrontare queste sfide specifiche. Ma abbiamo i prodotti per contribuire a risolvere gran parte di quei problemi: sistemi di trasporto di massa, generazione di energia e distribuzione, approvvigionamento idrico e sistemi fognari, assistenza sanitaria e ospedali ecc. Siemens è la prima società al mondo che ha istituito una business unit specifica chiamata Megalopoli. Da replicare.

Allegati

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