Export digitale come asset strategico per uscire dalla crisi

Export-esportazioni
Le esportazioni online di beni di consumo crescono del 15% e raggiungono i 11,8 mld di euro nel 2019. Il Covid cambia alcune dinamiche

Confrontare i dati macroeconomici 2019 con quelli molto parziali di questi primi mesi del 2020 restituisce immediatamente la portata di un avvenimento tanto inaspettato, quanto prevedibile al tempo della globalizzazione, come la pandemia di Coronavirus in corso. A livello globale, le stime per la crescita 2020 sono al -3%, il peggior dato degli ultimi 60 anni. In tale contesto, 9 paesi su 10 entrerebbero in recessione, con il PIL pro capite che scenderebbe addirittura del -4%. Questi dati arrivano dal primo bollettino economico dello scorso 14 aprile 2020 a cura del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che si affianca ai vari bollettini sanitari sull’andamento della pandemia che scandiscono ormai il quotidiano di milioni di persone.

 

 

Il mondo è nel mezzo del “great lockdown”, con tre quarti della popolazione globale rinchiusa in casa, senza ovviamente poter dare continuità a consumi e produzione. Gli stessi esperti del FMI hanno usato le parole “minuscola e irrilevante” in riferimento alla crisi del 2008 (allora, il PIL pro capite scese solo dell’1%), se paragonata alla crisi pandemica, esplicitano la drammaticità del prossimo futuro anche nell’ipotesi ottimistica che tutti i paesi possano uscire dal lockdown entro l’estate. Disaggregando i dati da questo quadro macro, emerge come i soggetti destinati a soffrire di più saranno le economie avanzate (-6% contro il -1% dei paesi emergenti), e tra questi l’Italia sarà il paese con più colpito nel 2020 con un -10% di crescita (con la Cina che, nonostante sia stata la culla del contagio, manterrà almeno il +1% di crescita).

 

 

In questo scenario, un appiglio significativo per l’Italia è rappresentato da uno dei suoi tradizionali punti di forza, ovvero l’export, ed in particolare l’export digitale, appropriandosi di un trend (la digital transformation) sempre più marcato e che parallelamente si sposa alle necessità di distanziamento sociale che saranno alla base anche delle fasi successive della convivenza con il virus.

L’export digitale era già in salute nel 2019 quando, nonostante uno scenario complesso sui mercati mondiali (si pensi solo alla “guerra” dei dazi tra USA e Cina), nel le esportazioni italiane sono cresciute di circa il doppio rispetto alla produzione interna, aumentando del +2,3%, raggiungendo i 476 miliardi, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano. Queste rilevazioni lato digital presentano un mondo che al 2019 confermava il settore del Fashion (abbigliamento e accessori) al primo posto, coprendo il 66% delle esportazioni online per un valore di 7,8 miliardi di euro (il 14,5% dell’export totale di settore), seguito dal Food, l’11% delle esportazioni digitali per un valore di 1,3 miliardi (il 3% dell’export del comparto), e dall’Arredamento, che incideva per circa l’8% delle esportazioni eCommerce con valore di un miliardo di euro (il 10% dell’export complessivo di mobili). Passando dal B2c al B2b, le esportazioni digitali B2b crescono invece dell’1,5%, per valore di 134 miliardi di euro, pari al 28% dell’export complessivo.

© Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano

Il mondo contagiato dal Coronavirus ha ribaltato molti trend consolidati nel tempo, tanto che, se si prende il primo della classe nel 2019 lato B2c, ovvero il Fashion, i dati delle ultime settimane di emergenza sanitaria evidenziano come l’88% delle aziende in questo settore abbia registrato un calo di fatturato (Fonte: dati Netcomm-Politecnico di Milano). Questa particolare congiuntura che ha determinato la chiusura della maggior parte delle attività produttive e l’imposizione di misure di isolamento, spingendo molte aziende a concentrarsi sui canali digitali per sostenere il proprio business. La crisi sanitaria ha giocato un ruolo di catalizzatore, facendo emergere settori che normalmente non sono protagonisti nel mondo eCommerce, sia a livello di vendite nazionali che internazionali, come l’alimentare, il farmaceutico e il settore medico-sanitario. Per resistere all’onda d’urto del virus, molte aziende operanti in settori diversi da quelli considerati prioritari per l’emergenza, si stanno riconvertendo alla produzione di materiale sanitario, oppure stanno investendo massicciamente nei canali eCommerce e nella comunicazione attraverso social media e canali di marketing digitale. Si sono, inoltre, moltiplicate le iniziative di sistema a sostegno delle attività italiane all’estero, tra cui i piani di finanziamento proposti da SACE-SIMEST, ma anche progetti che fanno pienamente leva sul digitale. Tra questi vi è l’accordo tra l’internet company italiana Italiaonline e Alibaba.com, la piattaforma di riferimento per l’e-commerce B2B del Gruppo Alibaba, per favorire l’esportazione del Made in Italy delle PMI del nostro Paese in modalità 100% digitale.

Nel 2019 le vendite online hanno ripreso ad accelerare, ma il loro peso sulle esportazioni complessive è ancora ridotto e se si guarda al comportamento delle imprese emerge una vocazione ancora prevalentemente tradizionale del nostro export – afferma Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio Export Digitale -. In uno scenario internazionale altamente competitivo e con consumatori sempre più inclini all'uso delle tecnologie digitali l'adozione dell'eCommerce come canale di vendita all'estero può essere la mossa vincente per guadagnare produttività e competitività anche fuori dai confini nazionali e può giocare un ruolo importante nella ripresa del nostro export complessivo una volta che sarà terminata l’emergenza COVID-19. Ma è necessario aumentare gli investimenti in tecnologie digitali per migliorare i diversi processi aziendali e attrezzarsi per cogliere le opportunità ancora poco sfruttate offerte dai mercati emergenti”.

La chiave del successo, quindi, è investire e potenziare i fattori che abilitano l’export digitale puntando sulla qualità dei prodotti e del servizio, come da marchio distintivo del Made in Italy. Inoltre, la dimensione ridotta delle imprese, propria del tessuto produttivo italiano, non risulta essere un fattore che inibisce particolarmente la propensione all’export digitale. Più sensibile per il successo risulta essere il binomio tecnologia e competenze, tanto che risulta che le imprese che dispongono di tecnologie digitali avanzate nell’eCommerce e non solo, unitamente alla presenza nel proprio team di figure con specifiche competenze digitali e di internazionalizzazione hanno una maggiore propensione all’utilizzo e sviluppo dell’export digitale.

Gita Gopinath, Capo Economista del FMI, nel sopraccitato bollettino economico ha parlato del prossimo futuro come di una “recessione profonda con fallimenti e disoccupazione che lasceranno ferite profonde”. Tra le raccomandazioni del FMI ai governi vi è quella di spendere in stimoli fiscali, coordinandosi fra Stati (contando che storicamente il FMI è sempre stato il faro dell’austerità si tratta di un segnale decisamente controcorrente che fa capire l’eccezionalità del contesto attuale). Essendo l’Italia tradizionalmente un paese a forte vocazione export, preparandosi in tempo allo tsunami in arrivo, potrebbe incentivare cambiamenti strutturali importanti, diventando, ad esempio, più digitale di prima, investendo in tecnologie per l’internazionalizzazione, semplificando i processi e offrendo servizi e prodotti sempre più personalizzati.

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