Export Italia-Ue: l’accordo con gli Usa è fondamentale

di Patrick Fontana

 

 

Un intervento appassionato e, come d'abitudine, puntuale e privo di fronzoli quello di Paolo De Castro, coordinatore R&S alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, al Vinitaly di Verona. Tema di discussione: gli Stati Uniti e l'obiettivo Export alimentare a 50 miliardi che il governo italiano si è dato in prospettiva. Ebbene l'America è fondamentale tanto per l'Italia quanto per l'Ue per le sue caratteristiche di partner commerciale estremamente dinamico. Il maggiore punto di riferimento mondiale per chi voglia esportare.

 

 

Negli ultimi anni i flussi di merci europee verso gli USA sono aumentati in maniera netta (+37%), nonostante il lungo periodo di euro forte. Tale dinamica ha reso l'Ue l'area di riferimento nell'agroalimentare mondiale. La bilancia commerciale con gli States è nettamente favorevole agli europei per cifre importanti, pari per il settore alimentare a un surplus di oltre 6 miliardi di euro all'anno. In questo scenario sottolinea con forza De Castro è assolutamente incomprensibile -almeno sulla nostra sponda dell'Atlantico- l'esteso e continuo lavoro politico (ben tre raggruppamenti di differente orientamento ideologico) indirizzato al fallimento dei lavori sul negoziato di libero scambio Ue-USA. Che proseguono, pur tra mille difficoltà, e approdano a maggio a un doppio importante appuntamento istituzionale.

Timori inconsistenti
Paolo De Castro sgombra anche il tavolo con decisione dai timori insiti verso le eccellenze alimentari dalla possibile firma del Trattato euro-americano (TTIP). Un accordo commerciale non può -tecnicamente- modificare regolamenti e leggi esistenti: né quelle americane, né quelle europee su Dop e Igp. Lavora per armonizzare la presenza dei prodotti sui rispettivi mercati: in assenza di questa armonizzazione semplicemente i prodotti non possono approdare sull'altro mercato. Fatto che è penalizzante soprattutto per gli europei, dato che su molte norme (si pensi alla Listeria e ai residui fitosanitari) i limiti americani sono molto più rigidi di quelli imposti dall'Ue.

Ragionare su tutte le differenti soglie di tolleranza esistenti sui due fronti, con l'obiettivo di far prevalere la ragionevolezza pur mantenendo salda la sicurezza sanitaria dei consumatori (rinunciando contestualmente a utilizzarle in funzione di implicita ma estremamente funzionale barriera commerciale), richiede tempo e sforzi collettivi. Ci si muove su campi minati che razionalmente possono essere neutralizzati. Ma ci deve essere la volontà di farlo e non -questo l'auspicio di De Castro- un fuoco di sbarramento preventivo e del tutto vuoto di contenuti.

Servizio video a cura di Barbara Trigari

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