Farm-to-Fork, parliamone

“Prenditi cura della terra e la terra si prenderà cura di te” recita un proverbio aborigeno. Pensando alla cura della terra, non può che venirci in mente una delle attività per cui l’uomo è da sempre legato a essa: l’agricoltura, che rappresenta però la terza fonte di emissioni a livello globale, dopo la produzione di energia e il trasporto su strada. Ebbene sì, il 18% della produzione di gas serra a livello globale proviene direttamente dall’agricoltura e dal relativo uso del suolo. Per questo motivo, l’Europa, in cui l’industria agricola vale circa 500 miliardi di dollari lordi e impiega quasi 9,5 milioni di lavoratori, è già al lavoro per diventare leader nell’agricoltura sostenibile.

Ne è un esempio la strategia Farm-to-Fork (F2F), un piano decennale di misure e obiettivi messo a punto dall’Ue per guidare la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente. Queste nuove priorità comporteranno inevitabilmente dei rischi per il settore: potrebbe verificarsi un calo della produttività e, di conseguenza, potrebbero aumentare i prezzi delle materie prime, con impatti sul potere d’acquisto delle varie categorie di consumatori.

Allo stesso tempo, però, vedremo dei fenomeni compensativi: se da un lato la riduzione dei fertilizzanti tradizionali potrebbe portare il comparto alla perdita di 3 miliardi di dollari di ricavi, dall’altro si potranno recuperare circa 1,2 miliardi di dollari all’anno con i biostimolanti, una nuova categoria di prodotti più green, e ancora 1,5 miliardi dall’uso di strumenti digitali. È evidente, quindi, che alcune aziende innovative beneficeranno di queste opportunità e che quelle tradizionali dovranno adattare modelli di business rapidamente per non subire il cambiamento.

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