Farmaci generici: sviluppo sostenuto, soprattutto al nord

Aumenta la spesa per gli equivalenti di fascia A. La fascia C resta in mano ai brand. I generici performano bene nelle regioni settentrionali, il sud preferisce il marchio noto.

Primo semestre 2018 in crescita per i medicinali generici equivalenti, che rappresentano il 22% del mercato farmaceutico a volume (+6%) ed il 13% a valore (+12%) nel canale farmacia. Un trend positivo, soprattutto se paragonato al totale mercato farmaceutico, che evidenzia un’andamento piuttosto flat (+0,2% a unità, -1,3% a valore) determinato dall’arretramento dei brand a brevetto scaduto (-1,4% a unità e -3% a valore). L’incremento dei generici, a sua volta, è favorito dall’emissione in commercio di nuovi medicinali equivalenti a seguito delle scadenze brevettuali registratesi nel corso del 2017. Queste, alcune fra le principali evidenze del Report sul mercato italiano dei generici equivalenti del primo semestre 2018, redatto da Centro Studi di Assogenerici su dati Iqvia.

 

 

Il settore del generico realizza 1,84 miliardi in prezzi ex factory, assorbendo il 18% del mercato farmaceutico nazionale, che vale circa 10,5 miliardi di euro.
Il giro d’affari del comparto è concentrato in classe A, per un valore di 1,45 miliardi, pari al 79% della spesa per i farmaci generici. Al contrario, in classe C il farmaco equivalente si ferma a 265 milioni euro di fatturato (14% del proprio giro d’affari), per un 2% di confezioni vendute; appena 22 milioni di euro di fatturato, infine, per il ramo dell’automedicazione.

Il consumo degli equivalenti di classe A è molto forte nell’Italia settentrionale (37% a unità; 27% del fatturato), mentre è ancora piuttosto ridotto in quella meridionale (22% in pezzi; 16% a valore). A separare il nord dal sud ci sono 15 punti percentuali a unità e 11 punti percentuali a valori.

 

 

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