La contrazione dei consumi attesa è del 20-25% nel 2020, ma una risposta strategica è possibile. Il punto con i protagonisti del nostro #markuptalk

La cosiddetta "fase 2", che come rilevato ironicamente sui social assomiglia più a una fase "1,5", è ormai qui, con tutta la nuova normalità che ne consegue. Come può il settore retail rispondere alla crisi post lockdown, ma anche a questa nuova realtà presente dai contorni incerti, con spirito di resilienza o, per citare la nota serie tv "La casa di carta", resistenza?

Ne abbiamo parlato (online) la mattinata del 29 aprile 2020 nel corso di un talk con gli esperti di Bain & Company e i protagonisti del settore, moderato da Cristina Lazzati, direttrice di Mark Up, Gdoweek, Fresh Point Magazine e Cucina Naturale. È possibile ripercorrere i punti salienti dell'appuntamento su Twitter con gli hashtag #fase2retail e #markuptalk. A seguire, invece, il punto su previsioni e must strategici per il futuro.

CONSUMI 2020 IN CONTRAZIONE DEL 20-25%
Questa la previsione a ribasso di Bain & Company per i principali settori retail (ristorazione compresa) rispetto al 2019. Parziale recupero per il 2021, dove la contrazione è stimata al -5%/-8%. A presentare i dati Andrea Petronio, partner di Bain & Company: "Servono 20-30 miliardi di euro per sostenere la fase 2 del retail e consentirne la ripartenza". Misure straordinarie che richiedono anche un serio intervento del Governo per ridurre la mortalità delle aziende a causa della crisi di liquidità, limitare gli impatti della riduzione dell'occupazione sul potere d'acquisto dei consumatori e favorire la sostenibilità dei modelli di punto di vendita.

6 IMPERATIVI STRATEGICI DA CONSIDERARE
Alcune tendenze di consumo già in atto sono state amplificate dalla crisi attuale. Si cerca un'esperienza in store che unisca sicurezza e senso di comunità, cresce la domanda di prossimità, affidabilità e semplificazione, anche in termini di nuovi servizi. Ne conseguono almeno 6 imperativi strategici su cui riflettere per il mondo retail: ripensamento della value proposition, ristrutturazione della rete e resa profittevole dell'online, riduzione della complessità di business, accelerazione della partecipazione agli "ecosistemi" (partnership), innovazione nel modo di lavorare e il giocare in attacco.

TRA RICHIESTE AL GOVERNO E NUOVI COSTI - INVESTIMENTI
Un periodo in cui, oltre al ruolo positivo della gdo, è emersa anche la sua debolezza in termini di rappresentanza e peso dei corpi intermedi. "Sono venute in luce troppe differenze territoriali. Dobbiamo spingere sul Governo per indicazioni univoche", sottolinea l'Ad Conad Francesco Pugliese

Concordanza di tutti i protagonisti non solo su un maggiore e più chiaro intervento delle istituzioni, ma anche su una necessaria semplificazione burocratica. Ciò non toglie che siano necessari anche investimenti da parte del retail stesso. Lo snodo chiave è comprendere quali sono le richieste del consumatore oggi che continueranno ad essere tali anche nel prossimo futuro e che rappresentano dunque una scommessa vincente. A giocare un ruolo fondamentale in tal senso sarà, naturalmente, la tecnologia.

"Per decidere dove andare nella fase 2 dobbiamo prima capire quali siano le nuove regole ed esigenze. I consumatori chiedono più sicurezza in pdv, più home delivery, ma anche maggiore accessibilità e convenienza, nonché una piacevolezza dell'esperienza seppure all'interno della nuova quotidianità", sottolinea Andrea Valota, Ad di Burger King Italia, spiegando quali sono le soluzioni che la catena sta testando allo scopo: "Per noi la ristorazione rimane un business buono e un settore resiliente nel medio e lungo periodo, con di fronte uno-due anni di difficoltà.

Concorde sul tema dell'adattamento e investimento nei nuovi bisogni Fabio Pampani, Ad di Profumerie Douglas Italia: "Prevediamo un calo del fatturato del 20-25% imputabile a decremento di trucchi e profumi (si veda la nuova realtà di distanziamento e mascherine ndr) ma stiamo lavorando per creare una relazione più stretta grazie al digitale. Più che di eCommerce, indatti, dobbiamo parlare di un futuro più digitale. Il nostro cliente ad esempio durante la quarantena ha seguito tantissimo e più di prima tutorial beauty su vari temi. Importante, dunque, capire cosa vorrà mantenere di queste nuove abitudini".

NUOVI MODELLI DI PRODUZIONE E ACQUISTO
Come sopperire ai nuovi costi per la sicurezza e a questi nuovi necessari investimenti? "Servono strutture ridotte, flessibilità degli orari, nonché iniziative per aumentare scontrino medio", sottolinea Giorgio Rossi, presidente di Coin, che in proposito al tema saldi afferma: "Io li controllerei e farei partire a settembre". Sì per la moda anche un ritorno a tempi produttivi più lenti, più legati al meteo e con meno accavallamento tra le stagioni. Un principio enunciato per primo in periodo di crisi da Giorgio Armani e che ora molti player di settore paiono sposare.

Più contenuta, la difficoltà, per settori come elettronica ed elettrodomestici, che se da un lato vedono in calo i grandi prodotti (tv, lavatrici ecc.) legati all'acquisto in innovazione e modernità, dall'altro registrano un aumento della domanda per beni di necessità legati al lockdown, come prodotti per studio e lavoro da casa. A confermarlo è Giancarlo Nicosanti, Ad di Unieuro.

Che fine faranno dunque gli acquisti di impulso? Come sottolinea Nicosanti: "Almeno per un po', ce li dovremo dimenticare. Da qui, anche in comunicazione, un minor focus sul prezzo e più sul bisogno".

E per chiudere con una nota di incoraggiamento, ricordiamo che oltre il 70% del divario tra aziende di successo e non è stato accumulato in periodo di crisi.

Per un approfondimento sull'indagine Bain si rimanda al numero di Mark Up di maggio, per un focus sulle soluzioni in store a Gdoweek.

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