Federdistribuzione, “Inflazione insana che frena i consumi”

Giovanni Cobolli Gigli, presidente Federdistribuzione, commenta i dati provvisori Istat relativi all'inflazione di gennaio 2017

Federdistribuzione, il più importante organismo rappresentativo della Gdo a livello nazionale, commenta così i dati  provvisori rilasciati oggi dall'Istat relativi a gennaio 2017 (inflazione complessiva a +0,9% rispetto allo stesso mese del 2015).
"Il dato di gennaio conferma la tendenza al rialzo dei prezzi già manifestatasi a dicembre 2016 -spiega Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione- e si mostra coerente con quanto sta avvenendo in Europa (+1,8%), sebbene su livelli inferiori. L’uniformità della dinamica inflattiva nel quadro europeo dipende dall’origine degli aumenti, in gran parte dovuti ai recenti incrementi del petrolio, che hanno colpito tutti i Paesi. In Italia, a questa pressione sui prezzi dovuta a fattori esterni, si è aggiunta la tensione generata dalle avverse condizioni climatiche, che ha inciso sul trend dei prodotti alimentari freschi”.

Un'impennata (inflattiva) "insana"
Cobolli Gigli prosegue definendo "insana" questo rialzo dei prezzi: “Siamo quindi di fronte a un fenomeno di impennata inflattiva insana dovuta principalmente a componenti stagionali ed esogene, potenzialmente in grado di frenare la ripresa di un sistema economico che è ancora caratterizzato da consumi deboli, come testimoniato dalle vendite al dettaglio Istat, destinate a concludere l’anno 2016 intorno a una variazione nulla (+0,1% nel periodo gennaio-novembre 2016).
“Del resto la stessa inflazione di fondo oscilla stabilmente negli ultimi mesi intorno a numeri compresi tra lo 0,2 e lo 0,6% -continua Cobolli Gigli- valori sempre leggermente positivi ma molto contenuti, a testimonianza di una domanda che non riesce a essere di vero stimolo  per quell’aumento dell’offerta che potrebbe attivare nuova occupazione e benessere”.

No al reverse charge
“In questo quadro -prosegue Cobolli Gigli- che vediamo proiettato anche nei prossimi mesi, occorre evitare interventi che possano ancora deprimere i consumi, come aumenti sulle imposte indirette. Anche la lotta all’evasione dell’Iva, una battaglia che condividiamo e che va combattuta, non può essere fatta scaricando gli oneri di impegni che dovrebbero essere della Pubblica Amministrazione su soggetti privati. Il reverse charge sulla Gdo, già bocciato dall’Europa nel 2015, significa proprio questo: il settore sarebbe gravato da pesanti costi amministrativi e da perdita di liquidità, in un momento nel quale continua a soffrire l’ancora debole dinamica dei consumi.

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