Filiera lattiero casearia: il consumatore è ben informato?

di Raffaella Pozzetti

Filiera_Lattiero_CaseariaCosa sanno veramente gli italiani dei prodotti della filiera lattiero casearia? Se ne è parlato ad Expo, nel corso della presentazione coordinata da Cristina Lazzati di un'indagine conoscitiva dei bisogni informativi dei consumatori (oltre 1.000 i cittadini contattati lungo la penisola, dai 18 anni agli over70). La ricerca è stata curata dell'osservatorio permanente sulla filiera italiana del latte “Mangiar Sano, Filiera Italiana”, costituito da Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori, Ministero delle Politiche Agricole e Granarolo.

  • Un dato piuttosto sorprendente: in un anno in cui non si fa che parlare di alimenti Made in Italy, il 50% degli intervistati non conosce il significato esatto di questa definizione (“prodotto trasformato in Italia”), mentre il 31% dei rispondenti la identifica con “prodotto realizzato con materie prime italiane”.
  • Il 96% del panel interpellato ritiene cruciale, nella scelta di una referenza, che sia fatta appunto con materie prime italiane ed è disposto a spendere fino al 73% in più per averla. Insomma la tracciabilità del prodotto, ben evidenziata in etichetta, è un asset sempre più importante per generare valore.
  • Restringendo il campo alle sole referenze del lattiero caseario, 5 intervistati su 6 prestano attenzione alle informazioni contenute in etichetta: in primis alla data di scadenza (84%), secondariamente all’indicazione del luogo d’origine delle materie prime (61%), in terzo luogo all’elenco degli ingredienti (57%).
  • Circa la metà dei consumatori dichiara di conoscere la differenza tra un latte standard e un latte di alta qualità e il 58% tra quello standard ed uno biologico.
  • Per la quasi totalità dei rispondenti la filiera lattiero casearia controllata sostanzialmente si traduce, per loro, nell'indicazione di origine delle materie prime (95%) sui prodotti.

Nella foto: da sinistra il ministro Mipaaf Maurizio Martina, Giampiero Calzolari (Granarolo), Cristina Lazzati (Mark Up, Gdoweek) e Simona Caselli (Regione Emilia Romagna)

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