La forza della flessibilità

L'editoriale della direttrice Cristina Lazzati (da Mark Up n. 288)

Investire nell’eCommerce è stata una buona idea! Questo probabilmente è quanto si dice negli uffici di molti dei retailer nazionali, una frase che pochi, tra i progressisti dentro le varie catene, pensavano di sentire così presto, potere del Coronavirus? Senz’altro sì! I clienti più pigri, quelli che dichiaravano che non avrebbero mai usato l’eCommerce per la spesa, si sono iscritti, hanno provato e verificato che in fondo non è poi così male ... alcuni, cessato il momento caldo, non torneranno, molti invece sì.

 

 

Inutile negarlo, il Coronavirus ha messo alla prova organizzazioni, aziende, istituzioni, servizi, alcuni si sono fatti trovare pronti, altri si sono messi in moto subito, alcuni hanno fatto come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.

 

 

Si è parlato di risk management, per molti uno sconosciuto, perché, se in automatico scatta la richiesta di aiuti allo Stato, più che giustificati per molti settori, meno pronte le aziende sulla gestione del rischio a 360 gradi, elasticità e capacità di reazione, tutela dei dipendenti, gestione della comunicazione. Andrea Notarnicola nel suo libro “L’impresa spezzata”, scrive: “La notizia di un’emergenza, nell’esperienza di chi ha vissuto questi momenti è una chiamata inattesa. Pochi secondi dopo nulla sembra come prima ... sul fronte della prevenzione molte aziende, anche nel pieno rispetto della legge, hanno costruito piani per ridurre i rischi e proteggere collaboratori e proprietà da diversi fonti di pericolo”. Qui l’aspetto culturale può aiutare, più abituati a curare che a prevenire, molte aziende hanno difficoltà a varare piani anticrisi che mettano in sicurezza la produzione aziendale e ancora di più a introdurre la pratica della business continuity “modelli di intervento per una verifica delle attività soggette a rischi interni ed esterni”, come suggerisce Notarnicola. Pensiamo allo smart working, così amato dalle multinazionali e così inviso alle Pmi, che ancora hanno il retropensiero del “l’occhio del padrone ingrassa il cavallo”, sì ma se il cavallo si ammala ... E allora, più di mille studi, prove provate, fa e farà la paura, anche in questo caso chi ci ha provato magari facendolo in fretta e furia si sarà reso conto che lo smart working fa bene ai dipendenti quanto all’azienda e magari lo farà diventare una pratica abituale. In cui ci guadagnano tutti, pianeta incluso. Chi ha faticato di più è stata la comunicazione, possiamo incolpare i giornalisti, ma diciamocelo è stata fatta una fotografia di un Paese in preda al panico. Giustificato o meno lo vedremo, ma non è andata meglio ad altri paesi che hanno scelto la strada della minimizzazione. La comunicazione oggi deve affrontare, insieme alle aziende, il mondo delle fake news, gli inutili allarmismi e i pericolosi ottimismi: la scelta del linguaggio farà la differenza.

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