Gdo: Eurospin ed Esselunga al vertice degli utili

Lo studio annuale di Mediobanca segnala la crescita dei discount nel mercato nazionale ed evidenzia una moderata fiducia tra gli operatori, anche se pesa l’incognita inflazionistica

Il rischio più grande è che il persistere di un tasso d’inflazione elevato, combinato con il clima di tensione a livello internazionale, possa compromettere la ripresa dei consumi. Secondo lo studio annuale sulla gdo, realizzato dall’area studi di Mediobanca, l’anno in corso dovrebbe vedere una ripresa della distribuzione moderna in Italia, dopo la stazionarietà del 2021 (-0,1%), che si confronta con un andamento tendenzialmente positivo dei retailer internazionali. Questo alla luce della situazione attuale, dato che per il futuro si naviga a vista.

I top performer del mercato italiano

La quota di mercato dei primi cinque retailer nel mercato italiana è del 57,6%, sostanzialmente in linea con il 2020 e su livelli inferiori alla maggior parte degli altri Paesi europei.

Conad conferma il primato conquistato nel 2019, con una market share del 15,0% (stesso livello del 2020). Non cambia il posto d’onore, con Selex che sale di un decimale al 14,5%, mentre a chiudere il podio è la Coop, con il 12,3% (-0,2% sul 2020, a conferma di una tendenza al ribasso che dura da un decennio).

Lo studio di Mediobanca offre anche un consuntivo del 2020. L’anno in cui è scoppiata la pandemia ha visto un aumento delle vendite nell’ordine del 5,9%, con la distribuzione organizzata che ha fatto anche meglio (+9%), registrando miglioramenti anche sul fronte della marginalità.

MD spicca nel medio termine

Quanto ai conti dei singoli operatori, quello che ha performato meglio nel quinquennio 2016-2020 è stato MD (+10,7% medio annuo), davanti a Crai (+9,2%) e Lidl Italia (+8,4%). Ai piedi del podio Eurospin (+7,8%), seguito Agorà (+7,6%) e Conad (+6,5%). Se si restringe però l’analisi all’ultimo anno è Crai a realizzare la migliore performance (+15,9%), davanti a MD (+14,5%), Conad (+12,4%) e D.lt (+12,2%). Quanto agli utili cumulati nei cinque anni, la regina è Eurospin con 1,14 miliardi di euro, davanti a Esselunga a 1,21 miliardi.

I campioni nascosti

Torna l'approfondimento su "campioni nascosti", quei retailer che non operano a livello nazionale, ma che hanno performance top relativi ai ritorni sugli investimenti. Un primo elenco era già stato fatto nell'edizione dello scorso anno, nel 2021 tra i retail che hanno registrato i migliori numeri a livello di ritorno sugli investimenti, primeggia Italmark (Italbrix/Selex) con il 33,3%, davanti ad Arena (24,5%) e Multicedi (23,6%), entrambi appartenenti a Gruppo VéGé.

Il focus sulla sostenibilità

Uno sguardo è rivolto anche alle strategie Esg, quelle cioè attente ai temi ambientali e sociali, nonché alle buone regole di governo aziendale. La differenza tra le società estere e quelle nazionali, segnalano gli analisti, è evidente se si considera la redazione di un Report sociale o di sostenibilità: totalitaria tra le prime, solo nel 56,3% dei casi per le seconde, seppur in aumento del 9,2% rispetto all’anno precedente. Quanto alle risorse umane, a fronte di forza lavoro femminile complessiva simile (62,9% in Italia, 58,3% all’estero), il divario aumenta per le posizioni manageriali: all’estero la quota sfiora il 40%, in Italia si ferma al 17%.

Il punto sull'eCommerce

Infine uno sguardo all’eCommerce, destinato a crescere negli anni a venire anche come risposta degli operatori tradizionali all’avanzata dei pure player delle vendite online delle società specializzate nelle consegne a casa. I gruppi della gdo possono dire la loro grazie a un forte radicamento sul territorio nazionale e alla capacità di combinare diversi canali di vendita.

Cala la quota degli ipermercati

Lo scorso anno ha confermato la crisi delle grandi superfici: gli ipermercati sono arrivati a una quota di mercato del 26,5% contro il 32,6% raggiunto nel 2007 e a questo punto sentono il fiato dei discount, che nello stesso periodo hanno più che raddoppiati la propria incidenza nel mercato italiano e sono attesi al 24,63% nel 2023. La crescita di questi ultimi è evidente anche se si prendono in considerazione le vendite per metri quadri, arrivati a 6.070 euro contro i 6.240 euro dei supermercati, che restano il formato dominante con il 43,1% del mercato nazionale. A questo proposito va segnalato che Esselunga si conferma leader internazionale per redditività al metro quadro (15.300 euro), davanti ai britannici di J.Sainsbury e di W.M.Morrison.

Il perdurare di un’inflazione come non si vedeva da decenni ha favorito la ripresa della pressione promozionale, che nel primo semestre del 2021 ha raggiunto il 27,9% delle vendite, vale a dire 1,4 punti in più del 2020. Una tendenza che ha acuito la competizione verticale tra i retailer e i fornitori di beni di largo consumo che presentano una diversa marginalità. Nel periodo 2016-2020 i principali gruppi mondiali del food&beverage hanno realizzato un ebit (indicatore dell’attività, dato che esprime l’andamento dell’attività caratteristica, prima di calcolare interessi sui debiti e imposizione fiscale) margin del 12%, tre volte quello dei maggiori operatori internazionali della Gdo (3,8%).

Il ruolo delle mdd

Quanto alle mdd, la loro incidenza è rimasta sostanzialmente stazionaria a 27,2 miliardi di euro, con una quota del 19,8% sul totale delle vendite. Con gli analisti che definiscono le marche del distributore “un argine all’avanzata dei discount”.

La crescita delle mdd è destinata a riprendere presto, tanto che gli autori del report stimano un’incidenza del 18,2% nel 2025 e del 24,2% alla fine di questa decade. Lo studio non si sofferma sulle ragioni, che verosimilmente saranno le stesse degli ultimi anni, in primis mutamenti delle abitudini di consumo grazie all’avanzata delle nuove generazioni e la crescente cura della gdo alle marche proprie.

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