Giorgio Santambrogio (Ad VéGé): “Si torni alla liberalizzazione degli orari di apertura”

L'invito che l'Ad di VéGé rivolge al Governo è un ritorno al passato, senza le interferenze delle Regioni, e con la possibiltà di scelta

Ritorno al passato e ripristino delle regole stabilite dal Decreto Salvaitalia che fu introdotto dal Governo Monti, su tutti la liberalizzazione degli orari di apertura e di chiusura dei punti di vendita. È l'invito che Giorgio Santambrogio, Ad del Gruppo VéGé, attivo con oltre 3.500 supermercati in tutta Italia, rivolge al Governo esprimendo la necessità di un'apertura completa dei confini comunali, all'interno delle Regioni, per l’approvvigionamento di generi alimentari.
Santambrogio lo esprime a chiare lettere: “Occorre uscire dallo stato d’eccezione in cui abbiamo vissuto nelle ultime settimane e ripristinare a livello nazionale, compatibilmente con alcune regole essenziali per la salvaguardia della salute, le regole generali del commercio al dettaglio secondo le modalità stabilite dal Decreto Salvaitalia introdotto dal Governo Monti che permetteva la deregulation degli orari delle attività commerciali”. A parere dell'Ad di VéGé le interferenze da parte delle Regioni non aiutano.

 

 

Per Santambrogio i consumatori “devono avere la possibilità di scegliere dove recarsi a fare la spesa, con liberi spostamenti, all’interno della Regione, anche in comuni diversi da quello in cui si ha la residenza in modo da poter valutare l’accessibilità del punto di vendita, la garanzia della disponibilità di prodotti e soprattutto la sicurezza che le ampie superfici di vendita permettono, a differenza di piccole strutture di vicinato che non riuscirebbero a garantirle in egual misura, per oggettive questioni strutturali: può quindi capitare che superfici di vendita di dimensioni più elevate siano maggiormente in periferia, con ampia disponibilità di prodotti, ma con uno scarso afflusso di clienti perché inibiti da possibili procedimenti sanzionatori. Al contrario, nei punti di vendita di dimensioni inferiori, situati nei centri cittadini e spesso in aree “storiche”, si rischia di assistere a code che diventerebbero di fatto “assembramenti”.

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