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Fare leva sugli investimenti della dmo, di Giovanni Cobolli Gigli - Federdistribuzione

Fare leva sugli investimenti della dmo

di Giovanni Cobolli Gigli - Federdistribuzione

cobolliCome  far  uscire  il  paese  da  queste  sabbie  mobili che lo avvolgono? È da mesi che denunciamo come questa debole crescita abbia i piedi d’argilla: nel 2015 è stata trainata dai consumi delle famiglie, che però sono stati selettivi nel loro sviluppo (auto sì ma abbigliamento no, alimentari solo nel periodo estivo ecc), con il rischio di veder improvvisamente interrotto questo fragile percorso. E infatti così è accaduto: secondo l’istat dopo 3 trimestri di crescita, i consumi nei primi 3 mesi del 2016 si sono fermati. D’altra parte come si può pensare che in un clima di tale  volatilità  e  incertezza  sul  futuro  la  gente  possa  coltivare una propensione al consumo? Non per niente, dice l’Istat, sta  tornando  a  crescere  il  risparmio.  L’alternativa  ai  consumi,  come motore  della  crescita,  sono  gli  investimenti,  e  su  questo si stanno concentrando gli sforzi del Governo. Ma un conto sono gli investimenti pubblici, che il Governo può decidere di attivare, altro sono quelli privati. Per metterli in moto non bastano gli incentivi, occorre una prospettiva. Ma se la domanda interna langue e quella estera rallenta, perché un imprenditore dovrebbe tornare a investire? La strada del sostegno  agli  investimenti  non  può  essere  generica,  ma  deve  essere finalizzata laddove le condizioni economiche ne consentano una ripresa e le ricadute siano sui territori, senza delocalizzazioni. La dmo, nonostante la crisi, investe 2,5/3 miliardi ogni anno, prevalentemente in ristrutturazioni. Opportunamente stimolata potrebbe fare di più, rappresentando così un volano di sviluppo per il paese. Proprio ciò di cui c’è bisogno in questo momento, anche se la sensazione è che ci sia un clima ostile nei nostri confronti.

 

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